Comune moroso: l’Anci sollecita e Ghilarza se ne va
La collaborazione si concluderà alla fine dell’anno Si taglia così la quota annuale di adesione di 900 euro
GHILARZA. Dopo 37 anni di militanza e decine di migliaia di euro spesi Ghilarza dice addio all’Anci. La giunta risolverà il rapporto di collaborazione con l’Associazione nazionale Comuni d’Italia dal 1° gennaio 2017. Il recesso, comunque, sarà notificato molto prima alla sede amministrativa di Roma, che riceverà una comunicazione ufficiale di disdetta entro ottobre.
La decisione di lasciare la rete nazionale dei Comuni rispecchia un giudizio evidentemente negativo sul tornaconto avuto dall’affiliazione all’organizzazione e un’insoddisfazione di fondo per il saldo negativo espresso dal rapporto tra l’importo delle quote associative corrisposte a cadenza annuale e i benefici ottenuti nel corso di una collaborazione ultratrentennale.
L’insofferenza potrebbe aver raggiunto il picco quando l’Anci ha inviato al Comune le cartelle di riscossione per reclamare alcune somme non pagate. Una situazione debitoria ereditata da altre amministrazioni, ma che ha fornito una ragione in più per decidere di depennare quella voce di spesa. «Anche in relazione all’importo consistente della quote annuali di partecipazione – spiega l’esecutivo di Alessandro Defrassu nell’ atto deliberativo che sancisce la separazione – l’adesione all’associazione non risponde alle esigenze di tutela e rappresentanza degli interessi generali del Comune, come invece previsto dai rispettivi statuti».
Una decisione motivata da un’insoddisfazione non apertamente esplicitata, ma facilmente intuibile visti i riferimenti all’assenza di condivisione degli obiettivi fissati negli ordinamenti interni dell’ente locale e dell’associazione nazionale. Posizione rafforzata dall’etica del risparmio. Secondo un calcolo approssimativo la quota versata ogni anno dal Comune all’Anci si aggira sui 900 euro. Gli enti locali pagano una quota fissa in base alla consistenza demografica e una quota variabile per ogni abitante. La stessa politica del risparmio, accompagnata dal giudizio negativo sulla convenienza e sulla trasparenza delle informazioni relative ai costi e ai consumi, ha recentemente spinto la maggioranza a uscire dal Consorzio energia Veneto cui sono associati i Comuni che utilizzano le fonti rinnovabili.
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