Condanna per Doddore Meloni e la figlia
Terralba, il caso giudiziario nato dalla denuncia dello smarrimento di un carnet di assegni
TERRALBA. Per il condannato la coincidenza con i 155 anni dall’unità d’Italia non può essere tale. Doddore Meloni associa l’evento a quel che è accaduto ieri mattina in tribunale, collegando la condanna a tre anni per calunnia a una sorta di punizione esemplare ai danni del suo pensiero indipendentista. Difficile che i giudici diano credito alle sue esternazioni. La realtà parla molto più semplicemente di un processo arrivato a conclusione proprio ieri e magari è davvero una coincidenza.
Quel che invece è certo è che a Doddore Meloni, come alla figlia Francesca, non è andata molto bene, ma quello di fronte al giudice monocratico Francesco Mameli è solo il primo grado di un processo destinato ad andare oltre la sede di Oristano.
Doddore Meloni era accusato assieme alla figlia, in quanto amministratrice della società Felix, di calunnia nei confronti di Giovanni Floris, persona con cui aveva dei rapporti in affari. Era accaduto che il commerciante terralbese avesse denunciato lo smarrimento del libretto degli assegni che poi fu ritrovato in possesso proprio di Giovanni Floris. Questo fatto, collegato alla denuncia, è stato considerato dal pubblico ministero Paolo De Falco come un implicito riferimento ad un eventuale colpevole. Giovanni Floris non doveva insomma possedere quell’assegno perché ormai risultava come rubato.
L’avvocato difensore Cristina Puddu aveva ribattuto alla richiesta di condanna a tre anni, spiegando che il collegamento tra i due fatti non per forza dovesse essere automatico. Per commettere il reato di calunnia c’è la necessità di accusare volontariamente qualcuno di aver commesso un reato pur sapendo che questo qualcuno è innocente. La denuncia ci smarrimento era da considerarsi quindi come un atto dovuto. Ma il giudice la pensa diversamente.
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