La Nuova Sardegna

Oristano

La difesa: «Il dna non è dell’indagato»

di Enrico Carta

Rapina al titolare del ristorante Cocco & Dessì, il presunto autore di fronte ai giudici del Riesame

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ORISTANO. «Via dal carcere». La richiesta arriva dall’avvocato difensore Simone Gatto che ha sollecitato la revoca della misura di custodia cautelare emessa nei confronti di Cristian Forcisi, il trentenne coinvolto nell’inchiesta sulla rapina a Maurizio Firin, il titolare del ristorante pizzeria Cocco & Dessì, per la quale si trova dietro le sbarre dal 2 marzo.

Ad incastrarlo erano state le tracce ematiche individuate nella calza che i banditi, entrati in azione nella notte del 15 febbraio 2014 a Solarussa dopo che il ristoratore aveva terminato il proprio lavoro e stava facendo rientro a casa, avevano usato per nascondere il loro volto. I rapinatori che guidavano un’auto rubata non riuscirono nel loro intento e andarono via solo con una busta che conteneva indumenti sporchi, ma non i soldi che cercavano.

Inizialmente le indagini dei carabinieri avevano coinvolto altre due persone, poi avevano virato proprio su Cristian Forcisi, originario di Catania che però in quel periodo risiedeva a Simaxis. Quest’ultimo, come ha spiegato l’avvocato al giudici del tribunale del Riesame di Cagliari, si era sottoposto volontariamente al prelievo ematico, professando contemporaneamente la propria innocenza. Il successivo esame delle tracce di dna aveva però evidenziato come uno dei due profili genetici isolati sia compatibile con il suo. La difesa ha sottolineato come lo sia solo parzialmente e non integralmente fatto che alimenta i dubbi sulla reale attribuzione del dna a Cristian Forcisi. All’interno dell’auto, ritenuta dagli inquirenti come quella utilizzata per seguire Maurizio Firinu e poi bloccarlo per mettere a segno la rapina, ci sono tantissime impronte digitali, ma mancano quelle dell’unico indagato. E a proposito dell’auto neppure ci sarebbe la certezza che sia quella usata da chi aveva tentato il colpo grosso sperando di trovare nelle tasche del ristoratore il corposo incasso della sera di San Valentino.

Infine due vizi di forma avrebbero minato alla base l’intero provvedimento di custodia cautelare in carcere: per l’avvocato Simone Gatto l’interrogatorio sarebbe nullo perché l’avviso di deposito è arrivato successivamente all’interrogatorio stesso e perché sarebbe stato notificato a un avvocato sbagliato. I giudici si trovano di fronte a questi rilievi e nei prossimi giorni scioglieranno la riserva.

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