La targa sul lungomare nel ricordo di Dina Dore
Bosa, intitolata la passeggiata della marina alla donna uccisa nel 2008 a Gavoi I familiari partecipano alla cerimonia nel giorno dell’anniversario della morte
BOSA. Passeggiata Dina Dore-Vittima di femminicidio. La targa che ricorda la mamma di Gavoi uccisa il 26 marzo del 2008, «Da una banda di killer ancora impunita» dice tra le lacrime la sorella Graziella, insieme alla madre e ai fratelli, campeggia nello slargo pedonale del lungomare di Bosa Marina. È stata voluta dall’amministrazione comunale «Su iniziativa di tutte le donne del Consiglio», sottolinea il sindaco Luigi Mastino. «Simbolo di tutte le donne maltrattate, umiliate, uccise perché donne. Questa targa vuole spingere alla riflessione, per rompere il silenzio sulla violenza di genere», afferma la vice sindaco Maura Cossu. «È un segno importante di un’amministrazione illuminata, il femminicidio lo si combatte anche con azioni come questa», il commento della parlamentare Caterina Pes.
Sono le 17 quando il picchetto d’onore si schiera al lato della targa, ancora coperta da un drappo bianco. Schierati i militari della guardia costiera e dei carabinieri, con i comandanti Guido Avallone e Gavino Graziano, i barracelli guidati da Francesco Pinna, e le rappresentanze di marinai, carabinieri e guardia di finanza in congedo. C’è il consigliere regionale Augusto Cherchi, l’intera giunta comunale, il parroco Stefano Ruiu, il presidente e il direttivo dell’associazione Stella Maris.
«Non è facile descrivere il carattere di Dina: era una persona semplice e così ha vissuto la sua vita. Con al centro l’affetto per i suoi familiari, per il marito, per la figlia. Una donna come tante, nelle ambizioni e nel comportamento», è il ricordo di Graziella Dore. Nel giorno della dedica alla sorella del Lungomare di Bosa, che coincide con l’anniversario dell’omicidio, lascia ancora trasparire in tutta la sua forza lo straziante dolore che avvolge la famiglia. «Dina avrebbe dovuto parlare ai suoi familiari, ai suoi amici, delle minacce che le erano arrivate. Non l’ha fatto per riservatezza e pudore. Per questo, anche se non può essere restituita al mondo, la sua tragica vicenda può essere d’esempio, d’aiuto a ogni donna che si trova in questa condizione. Affinchè nessuna figlia perda sua mamma, e nessuna mamma i suoi figli», conclude commossa quanto determinata Graziella Dore. Una testimonianza forte, che scuote le coscienze di tutti. «Quello di Dina Dore è un esempio di quanto vivono tante donne nel nostro paese – commenta Caterina Pes –. Grazie alla legge approvata a ottobre l’ordinamento riconosce al femminicidio l’aggravante del delitto di genere, e nella Buona scuola viene introdotta l’educazione al rispetto delle donne. Ma c’è ancora tanto da fare sul piano culturale».
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