Pasqua ad Ales, l’ultima da vescovo per Giovanni Dettori
Dopo undici anni tra alcune settimane l’addio alla diocesi «Torno a Ozieri ma mi sentirò sempre padre di questa terra»
ALES. Delle undici pasque vissute ad Ales, quella di quest'anno è la più ricca di emozioni per monsignor Giovanni Dettori. Fra tre settimane sarà solamente il vescovo emerito di una diocesi che gli è entrata nel cuore. «Mi sentirò sempre “padre” di questa Chiesa che continuerò ad amare con sentimenti di affetto e gratitudine e mai dimenticherò di essere stato consacrato per vivere il mio episcopato soprattutto per Ales-Terralba». Tra un popolo che il presule qualche volta avrebbe voluto più grintoso e combattivo. Mentre ripone in scatoloni decine di libri da sistemare nella sua casa di Ozieri, dove ritornerà per fare soltanto il viceparroco, don Dettori fa un bilancio veloce dei suoi 12 anni da “buon seminatore” in Marmilla e Medio Campidano. «Fin dall'inizio – dice il vescovo – ho cercato di mettermi accanto ad ogni persona con l'intento di creare “comunione”: non volevo soltanto fare amicizia ma orientarmi per una piena collaborazione con i presbiteri e i laici». Un obiettivo sempre in fase di maturazione. «È vero. Il “diligamus nos invicem” (amiamoci a vicenda) del mio motto episcopale – aggiunge il presule – va continuato, ma non sarò io a vederne i frutti. Non ho mai avuto la convinzione di poter realizzare tutto e subito, mi sono messo in cammino, il resto lo farà Dio”. Non mancano i risultati: le opere di solidarietà, il diffuso spirito di comunione, un sinodo storico, le rivoluzionarie unità pastorali, l'ordinazione di otto giovani preti, due vescovi sardi scelti tra il suo clero. Sempre con la collaborazione di sacerdoti e fedeli. «È encomiabile – dice – quanto le nostre comunità parrocchiali fanno a favore dei piccoli e dei poveri, come anche per i giovani e attraverso i giovani”. Avrebbe voluto cristiani socialmente più combattivi. «Mi ha sempre colpito la semplicità e l'affetto della gente che si accontenta di poco. Questa capacità di adattamento nasconde anche un aspetto che potrebbe avere effetti negativi: una certa adattabilità che non è virtù. Ho provato un qualche disagio – ribadisce – nel constatare la mancanza di combattività nella difesa dei posti di lavoro. Il caso della Scaini e poi della Keller sono stati affrontati con troppo distacco. Il nostro territorio sembra, rispetto ad altri, più propenso a subire».
Conoscitore profondo della diocesi – ha visitato numerose volte le 57 parrocchie distribuite in 49 centri abitati, di cui 39 comuni – Dettori è stato anche un attento osservatore dei problemi del territorio, dove la Chiesa svolge la sua missione. La principale emergenza è il lavoro. Avrebbe voluto fare di più contro la disoccupazione. " In questo campo - precisa il presule - la Chiesa non può fare a meno dei laici. Se essi non sono i primi ad impegnarsi nelle questioni sociali, non saranno neppure capaci di favorire le spinte per il lavoro e la lotta alla povertà.
Mario Girau
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