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Con Sacchetti lezione di fair play

Con Sacchetti lezione di fair play

Al liceo scientifico incontro con il coach campione d’Italia

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ORISTANO. «Coach, com'è iniziata la favola della Dinamo, e perché non è proseguita?». Meo Sacchetti, accolto con un'ovazione, dagli studenti, dal dirigente Luigi Roselli e dagli insegnanti del liceo scientifico oristanese, in perfetto stile Fair Play, come nelle intenzioni della giornata organizzata dal Panathlon Club International Penisola del Sinis, ha guardato Valentina, giovanissima giocatrice dell'Azzurra Basket Oristano, e con un sorriso da gigante buono, ha risposto: «Tutto ha preso il via da un contatto con un dirigente del club sassarese, al quale ho illustrato la mia filosofia della pallacanestro. Ci siamo capiti subito e con una stretta di mano abbiamo assunto un impegno reciproco. Sono seguiti anni di soddisfazioni crescenti. Perché il rapporto si è interrotto? Perché, come avviene per tutte le cose, c'è sempre un momento in cui le strade si dividono e ognuno prende la sua. Ma questo non significa interrompere l'amicizia. Anzi, la mia con Sassari si è rinforzata al punto che ho scelto di vivere ad Alghero».

Dopo i saluti del preside Luigi Roselli, del presidente del Panathlon oristanese Paolo Vacca, del governatore di quello della Sardegna, Lello Petretto, Meo Sacchetti, da grande comunicatore, con i ragazzi ha parlato di sport e di vita, e dell’importanza del rispetto e della correttezza in ogni campo in cui ci si trovi ad operare. «Nel processo educativo - ha detto Sacchetti -, tutto deve partire dalla famiglia. Al suo interno i figli devono imparare ad essere uomini rispettosi ed onesti. A integrare quel processo ci sono le altre agenzie educative: società sportive e scuola. Di quest'ultima, purtroppo, non si possono ignorare i limiti. Non dovuti a chi vi opera però, ma alla cronica carenza di impianti sportivi: palestre, piscine, campi di allenamento; strutture indispensabili per la crescita degli atleti. La politica dovrebbe investire di più in sport e cultura, perché sono veicoli formidabili per la crescita dei giovani».

Piero Marongiu

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