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Oristano

Ecco tutti i fondi Cei per le chiese

Ecco tutti i fondi Cei per le chiese

In 18 anni 14 milioni per restauri e manutenzioni: oggi verranno forniti i numeri

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ORISTANO. Quanti cantieri di lavoro sono stati aperti in Sardegna con i quasi 14 milioni di euro inviati, tra il 1996 e il 2014, dalla Conferenza Episcopale Italiana per il restauro degli edifici di culto? Probabilmente diverse centinaia. I dati precisi saranno forniti oggi nella casa generalizia delle suore Giuseppine di Donigala dove si sono dati appuntamento monsignor Sebastiano Sanguinetti, il vescovo di Tempio delegato della Conferenza episcopale sarda per i beni culturali, don Valerio Pennasso (direttore nazionale Cei per i beni artistici e l’edilizia di culto) e don Francesco Tamponi (incaricato regionale).

Una cosa è certa: «Ci sono stati periodi in cui nei piccoli centri - ha detto l'anno scorso Antioco Piseddu, vescovo emerito di Lanusei - gli unici segnali di attività edile arrivavano dalle parrocchie dove si svolgevano lavori di restauro e manutenzione».

I dati della Cei lo dimostrano. Nella diocesi di Cagliari, tra il 1996 e il 2011, la Chiesa italiana ha fatto arrivare quasi un milione e mezzo di contributi per il restauro di 8 chiese su 13 finanziate. Dal 2002 al 2013 alla oristanese sono pervenuti quasi due milioni e mezzo di euro per contribuire ai restauri di 14 opere religiose.

La diocesi che ha maggiormente beneficiato dei finanziamenti Cei è stata quella di Tempio-Ampurias: oltre tre milioni di euro per 16 edifici religiosi di Anglona e Gallura. Risorse sono arrivate anche a Ozieri (1.242,030 euro per il restauro di 5 edifici), Alghero (1.226.814 per 5 restauri completati), Iglesias (1.527 e 5 lavori completati), Ales (1.179.569 per 6 opere completate).

Don Francesco Tamponi è responsabile regionale della commissione beni culturali dell'episcopato sardo. «Questa mattina - dice il sacerdote gallurese - comunicheremo anche il piano regionale di interventi per i prossimi tre anni. Avremo anche un'importante novità operativa: anziché lavorare per bandi diocesani, opereremo con bandi regionali integrati, quindi interdiocesani, messi a punto da una consulta regionale per i beni culturali».

Fine perciò dei pellegrinaggi diocesani a Roma per chiedere finanziamenti e contributi solamente riferiti alle singole realtà locali, ma visione regionale di un patrimonio inestimabile che, se studiato e conosciuto in tutti i suoi aspetti, «porterebbe probabilmente - diceva l'arcivescovo emerito di Cagliari, Ottorino Pietro Alberti - alla riscrittura della storia della Sardegna».

Mario Girau

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