Porto di Bosa, il ricorso è doppio
La gestione della darsena del Temo sul tavolo dei giudici amministrativi e del capo dello Stato
BOSA. Le previsioni indicavano bufera e non sbagliavano. La società Porto di Bosa, defenestrata dalla gestione della darsena, prova a riconquistare il fiume perduto e la sua foce dove ha sede il porticciolo che ha gestito sino a qualche settimana fa. A dire se lo potrà fare o meno ci penseranno i giudici del Tar, ai quali è stato presentato il ricorso. Non solo a loro, per la verità, perché la società, diventata srl dopo anni che recava la dicitura spa, ha scelto anche il ricorso d’urgenza al presidente della Repubblica per chiedere una valutazione adeguata del caso.
A scatenare una guerra c’è sempre una scintilla. Questa ha innescato la reazione – prevedibile – nel momento in cui il Comune ha ufficialmente comunicato alla Porto di Bosa che la gestione dell’area della darsena era conclusa. Se tutto avviene tra amici, in genere, ci si dà una stretta di mano e si fissa un appuntamento per la volta successiva. Ma in questo caso le bandiere arcobaleno della pace non hanno sventolato lungo l’ultimo tratto del Temo. L’antefatto è ancora più datato, perché la decisione del Comune è frutto di un0altra presa precedentemente dall’ufficio del Demanio che non aveva rinnovato l’autorizzazione che consentiva al Comune di concedere in gestione il porticciolo alla foce del fiume. La trasformazione della Porto di Bosa, dalla quale peraltro il Comune era uscito al pari di altre società partecipate secondo quanto imposto dalla legge, da società per azioni in società a responsabilità limitata era stata considerato come un motivo valido per non proseguire la collaborazione.
Dopo la comunicazione ufficiosa era arrivata quella ufficiale sotto forma di determina dirigenziale, con la quale l’amministrazione dava il benservito al vecchio gestore e apriva un fronte del tutto nuovo sul soggetto che avrebbe dovuto seguire l’area, i suoi traffici e garantire i servizi. Che l’aria che tirasse non fosse favorevole al Comune era apparso chiaro dal primo momento. Il sindaco e la sua giunta si aspettavano quindi di dover finire di fronte ai giudici per dirimere qualcosa di più di una semplice controversia, vista l’importanza che il porticciolo riveste per le marinerie e dal punto di vista turistico.
La Porto di Bosa ha dato incarico all’avvocato Pietro Corda di tutelare i propri diritti che ritiene lesi. Il legale ha presentato un ricorso assai dettagliato contro il quale si attende ora la risposta dell’amministrazione che ancora non ha deliberato, avendo ricevuto il ricorso al presidente della Repubblica appena tre giorni fa. La giunta dovrà decidere se resistere in giudizio e quindi scegliere un legale. È possibile che l’incarico ricada sulle spalle dell’avvocato Diego Lumbau che ha già seguito varie vicende legali collegate alla gestione del porto e ai rapporti tra il Comune e il gestore.
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