Una bomba ecologica tra le case: latitano Abbanoa e Comune
Cabras, la denuncia di un cittadino rivolta ai due enti Il vascone di sollevamento ricettacolo di insetti e pericoloso
CABRAS. Una bomba ecologica in mezzo alle case. La situazione del vecchio impianto di sollevamento delle acque realizzato anni fa dall’Esaf su un terreno comunale è al centro di una diatriba tra i cittadini e il Comune. Gli abitanti di via Lazio e via Carlo Alberto, infatti, sopportano in malo modo la presenza di un impianto idrico dismesso e abbandonato proprio in mezzo a una schiera di case. Il più attivo è Mario Carrus, che abita a fianco alla struttura: «Credo che non ci sia molto da aggiungere a quello che tutti possono vedere quando passano da queste parti –, spiega Carrus –. Purtroppo l’impianto è abbandonato da anni, almeno dieci,ed è pericoloso per la salute pubblica». In effetti, le note stonate sono più di una: tra i lastroni di cemento cresce l’erba, tanta, mentre la cisterna è ancora colma d’acqua, nonostante l’impianto non sia più in funzione da un decennio. Ieri mattina c’è stato anche un sopralluogo dei responsabili dell’ufficio Igiene pubblica della Asl che hanno sottolineato un altro aspetto di una vicenda complicata: «Dicono che le cisterne piene d’acqua siano l’ambiente perfetto per le zanzare, anche quelle delle specie più pericolose – dice ancora Mario Carrus –. Sicuramente hanno ragione ma non è l’unico problema. Ci sono tanti bambini che giocano in strada. Spesso il loro pallone cade dentro l’impianto e, ovviamente, scavalcano per raccoglierlo andando a sfiorare la cisterna che è piena d’acqua. Di certo non è il massimo della sicurezza». Che il vecchio impianto dell’Esaf non sia un gioiello è piuttosto evidente. Meno comprensibile, invece, è il perché sia stato dimenticato: «Il solito balletto delle competenze. Il Comune dice che la cura spetta ad Abbanoa e Abbanoa dice che l’area è di proprietà del Comune. Effettivamente, sembra che si tratti di un terreno comunale», dice ancora Carrus che ha affidato la sua battaglia a un legale. «Tutti si chiedono perché il Comune, e il sindaco, non facciano qualcosa per risolvere la questione. Tra l’altro era stato proprio il sindaco ad emettere un’ordinanza che intimava lo sfalcio dell’erba per limitare il rischio degli incendi. Strano che sia lui il primo a non rispettarla».
A completare il quadretto poco rassicurante ci sono le frequentazioni nel vecchio impianto: cani randagi, anche in gruppo, e ratti morti, di dimensioni ragguardevoli, che in più occasioni sono stati raccolti e smaltiti dai cittadini. Un compito gravoso e gratuito che, però, nessuno ha più intenzione di svolgere.
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