Bosa, futuro dell’ospedale: incognita che preoccupa
Oggi consiglio comunale per capire che cosa accadrà dopo il 2018 Tra due anni il Mastino perderà lo status di struttura in zona disagiata
BOSA. Cosa diventerà la locale struttura sanitaria, e le altre dell’isola con identica attuale qualifica, quando nel 2018 terminerà lo status di ospedale in zona disagiata? Non c’è solo l’ incognita del meno 18 milioni di euro negli ultimi due anni, 23 nel triennio 2013-2015, decisi dalla Regione a gravare come un incubo nei pensieri degli amministratori locali. Il sindaco di Bosa Luigi Mastino ha infatti convocato, per oggi alle 18 il Consiglio, con all’ordine del giorno la “Riorganizzazione della rete ospedaliera: ospedali di zone disagiate”. Questo lo status che garantisce al Mastino di conservare per ora Pronto soccorso, radiologia, analisi e reparti di Medicina e Chirurgia nella struttura costruita negli anni cinquanta sulle colline di Bosa dai Concezionisti, e successivamente acquisita dallo Stato, ampliata e rimodernata sotto le insegne della sanità pubblica. “Ospedale in zona disagiata” fino al 2018 appunto, perché da lì in poi, sul futuro del punto di riferimento sanitario nella fascia centro occidentale della Sardegna, cala a quanto pare una fitta nebbia che inizia a preoccupare gli amministratori. «Oggi vogliamo dibattere questo tema, per poter definire una linea comune e recapitare a Cagliari la richiesta congiunta dei centri che ospitano in Sardegna gli ospedali inseriti fra le strutture in zona disagiata» spiega il sindaco Luigi Mastino. Che alla riunione ha convocato anche i rappresentanti politici del territorio, fra cui il consigliere regionale Augusto Cherchi, che fa parte della Commissione regionale che si occupa di sanità nell’isola e che già nei mesi scorsi aveva puntualizzato il suo pensiero sull’argomento. Difendendo la funzione ospedaliera del Mastino e delle altre strutture posizionate in territori lontani dai principali ospedali dell’isola. «Quale sarà la destinazione dell’ospedale Mastino dopo il 2018? Vogliamo punti fermi nelle norme che costituiranno la riforma del servizio ospedaliero e di emergenza-urgenza in Sardegna. Non vogliamo di sicuro trovarci poi di fronte magari un pronto soccorso che diventa altro, o servizi diversi da quelli oggi garantiti reparti in forza al Mastino e alle altre strutture dell’isola in zona disagiata», spiega ancora Luigi Mastino.
La paura è che tra due anni la struttura di Bosa, oggi al centro di un progetto pilota di integrazione fra servizi ospedalieri e servizi territoriali, possa essere riconvertita per altre finalità che non quelle di sede i pronto soccorso e ospedaliera. Uno spettro che aleggia da anni, sempre contrastato dagli amministratori in cari e dalle popolazioni scese più volte in piazza per rivendicare un diritto alla salute che non può fermarsi alle aree più o meno metropolitane dell'isola.
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