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Oristano

Due occhi e un Cuore di rondine

Due occhi e un Cuore di rondine

Il Comandante Alfa ha presentato il suo libro sulla vita nei carabinieri del Gis

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ORISTANO. Che sia un taccuino, una platea di persone attempate o un pubblico di studenti la voglia di parlare è sempre tanta. Evidentemente le parole del libro non gli bastano per riassumere una vita e un volto nascosto dal mephisto nero che rende ancora più affascinante il suo racconto. Dietro quella maschera obbligata, il Comandante Alfa è un “Cuore di rondine”, come il titolo del libro che il vero leader del Gruppo di Intervento Speciale dei carabinieri ha scritto per l’editore Longanesi e che nella due giorni oristanese, organizzata dall’associazione Leggendo ancora insieme e dalla libreria Mondadori, ha presentato prima al Centro Servizi Culturali Unla e ieri mattina all’auditorium del tecnico Mossa.

Ma chi c’è dietro quel travestimento obbligato per motivi di sicurezza? Prima di tutto un uomo, un carabiniere ormai prossimo al suo addio all’Arma e più ancora alla squadra di cui è stato protagonista dal 1977, quando l’allora ministro Francesco Cossiga formò il Gruppo di intervento speciale. Erano gli anni del terrorismo, quelli in cui comincia questa storia fatta di missioni e di pensieri di un uomo in missione. «Il libro è un ringraziamento, visto che tra pochi giorni andrò in pensione – racconta il Comandante Alfa –. Anche ora che il lavoro termina, si resta carabinieri e, tirando le somme, posso dire che è stata una vita entusiasmante per quanto sofferta».

Il grazie è rivolto all’Arma, a quelli che chiama come «i ragazzi della squadra», ma prima di tutto alla famiglia «che ha fatto i sacrifici maggiori per via delle mie lunghe assenze».

La parola eroe per descrivere il suo lavoro non gli piace «né i film che descrivono le nostre missioni sono vicini alla realtà. Non siamo dei Rambo, non siamo dei fenomeni, ma siamo molto meglio di quel che appare nei film. Siamo persone che cercano di capire sin dove può arrivare il proprio potenziale e il libro tira fuori proprio la nostra umanità». Quella umanità che deve emergere ogni volta che c’è una situazione difficile da risolvere e nella quale la prima regola è quella di cercare di evitare di sparare. Dall’Italia degli Anni di piombo e dei sequestri di persona agli Stati che sono teatro di guerra, la prima regola è la preparazione, quella che un figlio del Meridione ha scelto come regola di vita. E all’insegna del «Chi osa, vince» il Comandante Alfa ha lanciato un appello giovani del Tecnico Mossa, affinché «Prendano in mano il futuro» e perché «Parlare coi ragazzi è la cosa più bella che ci possa essere».(e.c.)

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