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Revoca dell’assessore: la polemica continua

Revoca dell’assessore: la polemica continua

Seneghe, durante il Consiglio comunale l’ex Albina Mereu risponde alle critiche del sindaco

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SENEGHE. Ha atteso la riunione del Consiglio comunale di lunedì scorso l’ex assessore alla cultura, eventi, attività produttive, Albina Mereu per dire la sua in merito ai motivi che hanno determinato la sua revoca. Lo ha fatto leggendo un documento molto articolato, davanti a un pubblico numeroso, come raramente si è visto in occasione di una riunione del genere. Non ci sta a passare per l’elemento “destabilizzante” e poco rispettoso dei ruoli come invece il sindaco Gianni Oggianu ha definito i suoi comportamenti. «La tua comunicazione - ha detto Albina Mereu, rivolgendosi al sindaco - esprime una visione parziale della realtà, per questo ritieni poco opportuno dare spiegazioni, che sono dovute, ai cittadini». Spiegazioni che il sindaco ha ribadito essere contenute nel decreto di revoca delle deleghe che le erano state affidate, decreto che la Mereu ha contestato più volte, accusando Oggianu di incapacità nel gestire i rapporti interpersonali. «Noi che veniamo da fuori - ha puntualizzato la Mereu, riferendosi anche a un altro componente della lista che ha vinto le elezioni - abbiamo fatto la differenza consentendoti di vincere le elezioni, altrimenti oggi non saresti tu il sindaco. Io ho sempre preteso chiarezza e trasparenza, e ho cercato di capire i motivi di certe decisioni. Parlare di comportamenti destabilizzanti, è assolutamente falso». Nel mirino di Albina Mereu, che evidentemente sassolini dalla scarpa doveva toglierne molti, c’era anche il vice sindaco Sandra Mancosu, l’assessore all’agricoltura Antonio Colleoni e l’ex assessore Enzo Sanna. La minoranza, per bocca del consigliere Salvatore Pintus, ha espresso tutto il suo disappunto per la vicenda definita “surreale”. «Per il momento, anche se sarebbe molto facile cavalcare la situazione - ha detto Pintus - preferiamo non prendere posizione ed esprimere all’ex assessore Mereu la nostra solidarietà». Nella querelle sono stati tirati in ballo più volte i ragazzi della Consulta giovanile. «La consulta è stata chiamata in causa - ha chiarito la vice coordinatrice Francesca Cubadda - senza aver mai dato motivi di alcun genere. Noi vogliamo lavorare per la crescita dei giovani nel contesto socio-culturale, per trovare un’alternativa al bar e realizzare qualcosa di concreto. Le nostre scelte non sono state condizionate da nessuno, e non ci è mai interessato entrare nel merito delle questioni interne all’amministrazione comunale».

Piero Marongiu

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