La Nuova Sardegna

Oristano

L’Inps le nega l’indennità, farà lo sciopero della fame

di Maria Antonietta Cossu
L’Inps le nega l’indennità, farà lo sciopero della fame

Ghilarza, Roberta Pinna da ieri protesta di fronte alla sede dell’ente Non le fu riconosciuta la quota per la disoccupazione e ora non può fare ricorso

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GHILARZA. Minaccia lo sciopero della fame e della sete se non avrà ciò che sostiene le sia dovuto. Per cinque anni Roberta Pinna ha reclamato l’indennità di disoccupazione per un lavoro dipendente svolto fino al 2010 e quando ha creduto che fossero stati finalmente rimossi gli ostacoli che le impedivano di accedere alle provvidenze, è stata trafitta da un rifiuto: «Sono scaduti i termini, non ha più diritto all’indennità di disoccupazione».

È la risposta ricevuta quando si è recata all’ufficio territoriale per reiterare la richiesta. A nulla sono valse le rimostranze: il diritto a usufruire di quei soldi è decaduto. La delusione e la rabbia hanno preso il sopravvento al punto da spingerla al sit-in di protesta davanti all’ufficio di via Gennargentu. Ieri Roberta Pinna ha trascorso ore davanti all’istituto previdenziale, un tempo sufficiente per prendere una decisione: «Se chi ha sbagliato non rimedierà ai suoi errori m’incatenerò davanti a questo edificio e smetterò di bere e di mangiare», ha minacciato al colmo dell’esasperazione.

Per sapere cos’ha scatenato la reazione di Roberta Pinna bisogna andare a ritroso di sei anni, quando la ragazza lavorava insieme alla madre alle dipendenze della sorella, titolare di un bar pizzeria a Ghilarza. Un giorno si presenta un ispettore dell’Inps che contesta alla proprietaria delle presunte incongruenze tra il rapporto di lavoro dichiarato e quello che effettivamente intercorre fra le tre donne. «Disconosceva il rapporto subordinato sostenendo che io e mia madre operassimo come collaboratrici familiari ma noi eravamo in regola», racconta la ragazza. La proprietaria del locale trascina l’Inps davanti al giudice del tribunale civile e nel frattempo, nel 2011, Roberta Pinna inoltra la richiesta del trattamento di disoccupazione. L’Inps respinge l’istanza sostenendo che la richiedente avesse «una qualifica diversa da quella di operaio, impiegato o quadro». Nella stessa lettera si prospetta anche la possibilità di fare ricorso entro novanta giorni e Roberta Pinna si precipita all’ufficio territoriale per chiedere spiegazioni. «Mi hanno risposto che era tutto sospeso perché c’era una causa in corso e finché non si fosse chiuso il procedimento e non fossero state accertate le mie mansioni non si poteva fare nulla», riferisce la trentasettenne di Abbasanta. Tre mesi fa il dibattimento si è chiuso con una sentenza che sconfessa il contenuto del verbale ispettivo e riconosce l’assolouta regolarità del rapporto di lavoro. «A quel punto ho chiesto il riesame dell’istanza di disoccupazione e mi sono sentita dire per la prima volta che avrei dovuto fare ricorso quand’era stata rigettata la domanda e che ormai erano scaduti i termini». Ora lancia un ultimatum: «Come potevo intentare un ricorso se mi è sempre stato detto che non si poteva fare fino al termine della causa? Se non si risolve denuncio l’Inps per truffa».

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