Contributi illegittimi, un imprenditore restituirà 23mila euro
Bosa, la Corte dei Conti condanna la società Bosantica Presentata documentazione con spese mai sostenute
BOSA. Chi sbaglia, paga. Lo dice la Corte dei Conti, presieduta dal giudice Cristina Astraldi, relatore Antonio Contu, consigliere Maurizio Massa, che ha condannato un imprenditore bosano a restituire alla Regione oltre 23mila euro, a cui vanno aggiunti le spese di rivalutazione monetaria, gli interessi legali e spese del procedimento.
A chiamare in causa Pietrino Pischedda, titolare dell’impresa Bosantica è stato il procuratore regionale della Corte dei Conti che ha contestato irregolarità rilevate in alcune fatture su un contributo la cui richiesta di liquidazione alla Regione era stata inoltrata dall’imprenditore, insieme alla dichiarazione che il piano complessivo degli investimenti era stato definitivamente ultimato con la realizzazione di 135.378 euro di spese. In più l’imprenditore aveva dichiarato che la documentazione presentata era regolare e riguardava spese effettivamente sostenute, nel novembre 2011 per il progetto denominato Antico Albergo Sa Pischedda.
L’intervento, oggetto di un contributo regionale attraverso fondi Fesr, è stato sottoposta a una verifica eseguita nel novembre 2012 da un funzionario. Tra la documentazione prodotta, secondo quanto rileva la Procura della Corte dei Conti, c’erano anche cinque fatture per la fornitura e posa in opera di sette impianti di climatizzazione e decorazioni, per un ammontare complessivo di 56.340 euro. Documenti contabili che dalle indagini della Guardia di Finanza risultarono però non emessi dalla ditta indicata nell’intestazione, che non incassò alcun assegno da Pietrino Pischedda.
La Corte dei Conti ha pertanto contestato all’imprenditore un’indebita percezione di finanziamenti pubblici per 28.170 euro. La difesa di Pietrino Pischedda, affidata all’avvocato Giovanni Luigi Machiavelli, ha presentato dal canto suo una serie di eccezioni: sulla nullità dell’atto di citazione introduttivo del giudizio; sul fatto che la Procura non avrebbe tenuto conto dell’effettiva realizzazione delle opere e dei lavori; sulla erronea quantificazione del danno perché il contributo erogato andava considerato al netto dell’Iva.
Ha però prevalso la tesi del pubblico ministero Susanna Loi, con la Corte che ha deciso la condanna alla restituzione di 23.475 euro all’erario regionale. A questi bisogna sommare però la rivalutazione monetaria, secondo gli indici Istat, dalla data della liquidazione del contributo fino a quella di pubblicazione della sentenza. L’importo va ulteriormente aumentato considerando gli interessi legali. La sentenza pubblicata nei giorni scorsi stabilisce infine che l’imprenditore dovrà rifondere le spese del procedimento, quantificate in poco più di 261 euro.
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