No al termodinamico l’appello dei comitati a Regione e Comune
Mercoledì il Savi si riunirà per riprendere in mano il progetto Nel mirino anche il programma televisivo d’inchiesta Report
ORISTANO. Domani il Servizio di valutazione ambientale della Regione (Savi) si riunirà per parlare ancora una volta, e forse tirare le somme, del progetto dell’Impianto ibrido solare termodinamico dopo aver valutato la documentazione integrativa della San Quirico Solar Power srl di Bolzano, società che ha proposto il progetto.
In vista della riunione di domani, il Comitato per la salute di Tiria e San Quirico insieme con l’Adiconsum Sardegna, il Gruppo di intervento giuridico e Italia nostra Sardegna, ha ribadito durante una conferenza stampa il loro fermo no alla realizzazione dell’impianto e sollecitato le istituzioni a farsene portavoce.
«Perché ribadire le ragioni del no? - spiega Antonello Garau del Comitato per la salute di Tiria e San Quirico - Perché mercoledì ci sarà la seconda conferenza istruttoria e noi preghiamo Pigliaru e la Giunta regionale e li invitiamo a dire no al progetto. Facciamo un appello all’amministratore della Provincia Massimo Torrente e al sindaco Guido Tendas affinché rispettino i mandati del consiglio provinciale e comunale che li invitano a dire no e ad esprimere la loro contrarietà».
All’ordine del giorno anche la delusione per il servizio mandato in onda lo scorso 17 aprile da Report, noto programma d’inchiesta di Rai 3 condotto dalla giornalista Milena Gabanelli, che avrebbe lanciato un messaggio ritenuto, dai promotori della conferenza stampa, non corretto e strumentalizzato sul progetto della Solar power.
«La trasmissione Report a fianco al messaggio di decarbonizzazione ha fatto passare il messaggio che gli impianti come quelli di San Quirico siano un toccasana - prosegue Garau -. Hanno scordato però di dire che annessa all’impianto c’è una centrale a biomassa che necessita di 75 tonnellate di legna. Cosa verrà rilasciato nell’atmosfera? La Sardegna poi è stata rappresentata come landa deserta, mentre nel caso di San Quirico ci sono terreni agricoli, come ricorda la Coldiretti, ci sono attività agricole e zoologiche, vi insistono attività economiche di agriturismo, vi sono risaie e decine di aziende di biologico. Vogliono mettere in questo paradiso ettari di specchi. L’impianto non risponde all’esigenza energetica in Sardegna e infatti è prevista ampiamente l’esportazione dell’energia con conseguente profitto da parte dell’azienda».
Ecco quindi il no alle «speculazioni industriali», secco, ragionato e motivato che ritiene errata l’ubicazione dell’impianto: «dovrebbe essere fatto in zone industriali o degradate che niente hanno a che vedere con la realtà di San Quirico».
«La cosa più drammatica e squallida è che si vuole far passare le associazioni ambientalistiche come contrarie alle rinnovabili - spiega Mauro Gargiulo di Italia nostra Sardegna -. Il problema qui sono le modalità. Noi ci opponiamo a che questo suolo venga sacrificato senza una logica».
A spiegare le ragioni del no anche Giorgio Vargiu dell’Adiconsum e Luciana Miglior del Gruppo di intervento giuridico che ha ribadito la presenza, nella zona dove dovrebbe sorgere l’impianto, della gallina prataiola, specie protetta da tutelare.
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