Quando l’aiuto arriva dalla tecnologia
Il percorso di riabilitazione di Simone Careddu era iniziato in un centro specializzato in Svizzera ed è proseguito più recentemente all’ospedale Sacro Cuore don Calabria di Negar (Verona), dove ha...
Il percorso di riabilitazione di Simone Careddu era iniziato in un centro specializzato in Svizzera ed è proseguito più recentemente all’ospedale Sacro Cuore don Calabria di Negar (Verona), dove ha sperimentato il sofisticato esoscheletro Ekso che lo ha aiutato a togliersi dalla simbiosi con la carrozzina sulla quale è costretto da sette anni.
Ekso è un apparecchio di derivazione militare che viene definito come «la risposta tecnologica più avanzata nel campo riabilitativo per i pazienti che hanno perso totalmente o parzialmente la facoltà di camminare a causa di lesioni midollari». Il dispositivo robotico di ingegneria californiana era stato concepito inizialmente per finalità belliche, affinché i soldati americani potessero portare pesi superiori alle loro forze. Una volta indossato come una tuta (il peso è di 20 chilogrammi, ma viene scaricato totalmente a terra) permette al paziente non solo di stare in posizione eretta, ma anche di camminare utilizzando un appoggio per gli arti superiori (stampelle o deambulatore). Grazie a particolari sensori, capaci di registrare piccole variazioni di carico effettuate dal paziente, viene innescato un cammino del tutto simile a quello naturale.
«L’Ekso mi ha permesso di fare qualche passo e di ricordarmi la sensazione che si prova a stare in piedi - aveva detto Simone dopo averlo provato -, ma la realtà è molto diversa da quello che può sembrare. Per utilizzare l’Ekso serve il supporto di una o due persone. Per ora preferisco la sedia a rotelle, mi sento molto più autosufficiente e posso fare quasi tutto».
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