«Non attuo pignoramenti» e l’avvocato sbatte la porta
Bosa, scontro tra il consulente del Comune Vittorio Delogu e l’amministrazione Gli era stato chiesto di avviare le procedure contro alcuni cittadini morosi
BOSA. «Non correrò il rischio che un altro artigiano travolto dalla crisi possa avere anche con mia partecipazione la casa pignorata e per tale ragione devolverò l'intera parcella dovuta dal Comune di Bosa in suo aiuto».
Il caso concreto e il nome dell’interessato non sono noti, ma più chiaro di così il consulente del Comune nelle cause tributarie, l’avvocato Vittorio Delogu, non poteva pubblicamente essere. La presa di posizione è figlia di una rottura nata in questi giorni, dopo che l’amministrazione aveva richiesto al legale di avvallare il via libera per le procedure per il pignoramento di beni nei confronti di coloro che fossero morosi verso il Comune. Il passo è stato ritenuto piuttosto pesante e, dapprima, Vittorio Delogu ha chiarito al sindaco che non era d’accordo su azioni legali così nette, ma che ci si sarebbe dovuti attivare per il recupero dei soldi attraverso altre procedure conciliative.
La risposta del sindaco è stata negativa e così Vittorio Delogu ha maturato la scelta di tagliare in tronco i suoi rapporti con l’amministrazione. L’ha fatto con una presa di posizione ufficiale, usando parole che pesano come macigni, tanto più in un momento ancora segnato da una crisi che appare a molti ancora interminabile. Ai numeri tragici delle statistiche nazionali corrispondono le tante singole sofferenze umane e familiari locali: quelle vissute da piccoli artigiani, commercianti, imprenditori, strutturati o nascenti, che anche nella turistica Bosa apparentemente fatta di divertimento e lustrini mediatici cercano, con le unghie e con i denti, di sopravvivere.
«Ho ricevuto un incarico a farmi portatore delle ragioni che depongono alla tutela dei diritti del Comune di Bosa. In questa veste ho ritenuto che alcuni cittadini siano stati umiliati nei loro diritti – spiega infatti Vittorio Delogu –. Se qualcuno ha ritenuto di costruire un interesse del Comune che io rappresento distinto dagli interessi dei singoli cittadini, io, da giurista che crede nella propria missione di individuare il diritto come arte del buono e del giusto, secondo l’antico insegnamento, ho ritenuto di dovere sempre fare riferimento a tali interessi quando essi meritino secondo la mia coscienza una tutela».
Solleva quindi un caso di coscienza, da cui discende la decisione di devolvere l’intera parcella che il Comune gli deve all’artigiano alle prese col rischio di pignoramento della sua casa. Ricorda che di Comune si parla fin dal medioevo, quale «creazione giuridica che era e dovrebbe essere sempre volta a permettere a tutti i cittadini di realizzare il bene comune, secondo lo spirito che i romani avevano individuato elaborando la figura del contratto di società, di cui il Comune è una traduzione concreta dal piano del diritto privato a quello del diritto pubblico».
Questo contratto sarebbe «l’unico caso in cui le parti non sono in una condizione contrapposta, ciascuna con interessi contrastanti all’altra, ma nella medesima condizione di eguaglianza», spiega Delogu. Cioè dove, la citazione richiama Cicerone, «tutti noi siamo, a patto di voler essere responsabili, cittadini e non sudditi. Fare gli interessi dei cittadini significa fare gli interessi di Bosa, dal quale, per il tramite di un amministratore, ho ricevuto il mandato».
Difficilmente dopo questa metaforica porta sbattuta in faccia il legale sceglierà ancora di rappresentare la pubblica amministrazione.
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