Fiera del formaggio: novità e tradizione le sue carte vincenti
A Sedilo grande successo per la prima edizione dell’evento Tanti gli stand che hanno presentato i loro prodotti
SEDILO. Un piccolo mondo antico che riprende vita. È la prima impressione colta dai visitatori nel contemplare le rappresentazioni dei mestieri e delle pratiche legati al mondo agropastorale proposte ieri in occasione della prima Fiera provinciale del formaggio.
L’evento è stato organizzato dalla Coldiretti d’intesa con il Comune di Sedilo, Più Sardegna e le nove scuole e istituti oristanesi coinvolti nel progetto di educazione alimentare.
«Abbiamo voluto stimolare i giovani al consumo dei formaggi perché è questo il tassello che garantisce un futuro all’economia agropastorale» ha spiegato il direttore della federazione provinciale Giuseppe Casu parlando dell’importanza dell’informazione finalizzata al consumo consapevole attraverso l’etichettatura obbligatoria delle produzioni.
Qualità e certificazione sono già il marchio di fabbrica di molte aziende a conduzione familiare. Realtà che cercano di emergere puntando sull’innovazione ma con lo sguardo fisso alla tradizione. L’azienda Bonaera dei fratelli Pes aveva colto l’importanza della diversificazione già agli inizi degli anni Novanta, quando si buttò sul biologico. «Oggi produciamo anche pecorino bio aromatizzato al peperoncino, al rosmarino e al tartufo che esportiamo in Germania, Francia, Inghilterra, Olanda e Svezia» ha detto Paola Flore.
Ma talvolta l’idea vincente scaturisce dalla semplice riscoperta di sapori dimenticati. «La promozione può fare molto» ha affermato Giuseppe Sanna, produttore di “fresa”, il formaggio vaccino a pasta fresca tipico di Paulilatino. Il caseificio di Sanna è uno dei pochi certificati per questa linea alimentare.
«Fino a qualche anno fa sa fresa era semisconosciuta – ha detto il casaro – Oggi è molto ricercata e la domanda è nettamente superiore all’offerta: piazziamo sul mercato regionale e vendiamo alle catene Slow food di Milano, Roma e Sicilia circa 120 quintali all’anno».
C’è chi, coniugando tradizione e inventiva, ha creato quasi un unicum in provincia: è il caso di Gaia, azienda samughese che vende saponi e altri prodotti di cosmesi a base di latte d’asina. Paolo Frongia alleva una quarantina di capi. «Grazie al web e a iniziative come questa -afferma-riusciamo a vendere il prodotto. E’ di nicchia, ma fidelizziamo i clienti che acquistano per la prima volta».
Tra i gazebo anche quello di Sergio Ciulu. Il giovane mastro birraio di Sedilo è stato il primo in provincia a produrre la bevanda artigianale. Dopo otto anni la sua Horo, stile tedesco, ha più richieste di quante il birrificio riesca ad evaderne e tra poco sbarcherà a Chesterfield per cercare visibilità all’estero. «La clientela è sempre più esigente e anche per questo la qualità della birra sarda è altissima» ha affermato Ciulu.
L’evento ha attratto un discreto numero di visitatori e ha fatto breccia tra le scolaresche che hanno preso d’assalto gli stand subissando i produttori di domande e lasciandosi rapire dalle dimostrazioni sulla mungitura e sulla tosatura, sulla trasformazione del latte e sulla ferratura dei cavalli.
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