La Nuova Sardegna

Oristano

Sit-in al Consiglio di Stato contro le trivelle Saras

di Simonetta Selloni

È attesa per giovedì la decisione sul ricorso presentato dalla società dei Moratti Manuela Pintus, sindaco di Arborea, nella delegazione che si oppone al progetto

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ARBOREA. L’appuntamento è per giovedì mattina a partire dalle 11, a Roma, davanti a Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato. Lì si gioca la partita decisiva (forse) per la sorte del Progetto Eleonora, il piano che la Saras Spa dei fratelli Moratti ha avviato, ormai da dieci anni, finalizzato alla realizzazione di un pozzo esplorativo alla ricerca di gas naturale nella piana di Arborea. Al Consiglio di Stato si è rivolta la Saras, impugnando la sentenza del Tar Sardegna, che il 2 ottobre scorso aveva respinto il ricorso della società contro la dichiarazione di improcedibilità pronunciata dal Servizio Valutazioni Ambientali (Savi) della Regione.

Un pronunciamento che aveva imposto lo stop alla procedura di valutazione di impatto ambientale (Via) per il progetto di perforazione esplorativa per la ricerca di gas naturale a due passi dallo stagno di S’Ena Arrubia.

Il Consiglio di Stato nel mese di marzo aveva rinviato al 9 giugno l’udienza pubblica per discutere il ricorso della Saras. Ma a Roma, davanti a Palazzo Spada, si ritroveranno i rappresentanti degli oppositori al progetto. Una compagine che ha dignità istituzionale, visto che davanti a tutti ci sarà Manuela Pintus, sindaco di Arborea – la municipalità è rappresentata dall’avvocato Mauro Barberio – e già componente del comitato civico No al Progetto Eleonora; ma ci saranno anche gli esponenti del Gruppo di intervento Giuridico, che si sono affidati all’avvocato Rosalia Pacifico. E tanti, tanti cittadini di Arborea, che, attraverso gli anni, hanno manifestato con chiarezza il no alle trivelle. «Speriamo che il Consiglio di Stato ponga la parola fine alla questione –, sottolinea il sindaco Manuela Pintus –. La preoccupazione riguarda il fatto che l’imminente riforma del titolo V della Costituzione potrebbe modificare le competenze in materia ambientale e portarle in capo allo Stato. In particolare, i tre procedimenti separati che riguardano l’autorizzazione, il permesso di ricerca e il permesso di coltivazione potrebbero essere uniti».

L’autorizzazione all’indagine ottenuta dalla Saras risale all’aprile di dieci anni fa: grazie a quella, la Società ha compiuto le prospezioni geofisiche. Quindi è seguita la richiesta del permesso di ricerca finalizzato alla realizzazione del pozzo esplorativo. E lì la procedura si è fermata al punto in cui si trova ora.

Insieme al ricorso contro la sentenza del Tar, la Saras ha presentato una richiesta di risarcimento pari a 7,2 milioni di euro per le spese sostenute in analisi, studi e sondaggi. La società petrolifera, punta il suo ricorso essenzialmente su due rilievi: il pozzo esplorativo è da considerarsi come “infrastruttura” e quindi non incompatibile con le norme urbanistiche che prevedono varianti ad hoc. Inoltre, sempre secondo la Saras, la legislazione nazionale consente questo tipo di interventi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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