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Oristano

Cocaina, hascisc ed eroina: condannati per spaccio

di Enrico Carta
Cocaina, hascisc ed eroina: condannati per spaccio

Due uomini di Uras e Marrubiu incastrati dalle intercettazioni. Assolto un terzo Si rifornivano in Calabria e Abruzzo per rivendere la droga nell’Oristanese

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URAS. Da Uras a Terralba, da Marrubiu a Santa Giusta per arrivare sino a Oristano. Il mercato della droga era quanto mai ampio, ma fu stroncato da un’indagine prolungata che, attraverso le intercettazioni, mise a nudo i traffici di una piccola truppa di amici o conoscenti legata proprio dallo smercio di varie sostanze stupefacenti. Sebbene non furono fatti sequestri di droga, lo spaccio è stato dimostrato proprio attraverso quei dialoghi carpiti dalle microspie che hanno così portato alla condanna di Andrea Raimondo Onnis, 39 anni di Uras, e Gabriele Pili, 53 anni di Marrubiu.

Le pene stabilite dal giudice monocratico Francesco Mameli sono state rispettivamente di otto anni e 40mila euro di multa e di sei anni e 30mila euro di multa. Vanno al di sotto delle richieste del pubblico ministero Marco De Crescenzo che aveva sollecitato sedici anni di carcere e 160mila euro di multa per Andrea Raimondo Onnis e dodici anni e 120mila euro di multa per Gabriele Pili. È andata invece meglio al terzo imputato, il meccanico di Santa Giusta, Martino Cadoni, di 40 anni. Il giudice ha in qualche modo riconosciuto valida l’accusa, ma ha stabilito che meritasse una condanna legata esclusivamente al quinto comma della legge sugli stupefacenti così come aveva richiesto l’avvocato Manuela Cau. È la formula più leggera, motivo per cui Martino Cadoni usufruirà dell’assoluzione per prescrizione.

Non hanno invece fatto breccia le tesi portate a difesa degli altri due imputati, assistiti dagli avvocati Antonello Perria e Cristina Puddu. Grazie a un mare di intercettazioni e considerando anche i precedenti provvedimenti presi da altri giudici durante l’udienza preliminare che era servita per valutare le posizioni di altri imputati, i due imputati sono stati inchiodati. Quei dialoghi e quei contatti frequenti nonché inequivocabili li hanno incastrati. Tra loro parlavano di droga, di cessioni, di zone da dividersi, di fornitori ai quali rivolgersi e di amici a cui girarla. Pur senza aver costituito un’organizzazione che sfociasse nell’associazione a delinquere, gli imputati erano riusciti a creare per sé un notevole spazio nel mercato della droga che arrivava dalla Calabria o dall’Abruzzo.

Inizialmente erano sette le persone coinvolte nell’inchiesta nata proprio in seguito agli strani e troppi viaggi verso la penisola effettuati da alcuni degli imputati. In Calabria e Abruzzo ci si riforniva infatti di hascisc e cocaina in modo da soddisfare le richieste del mercato locale. Giardinetti, piazze o persino l’officina di uno degli imputati erano il punto di riferimento per chi andava a prendersi la sua dose per lo sballo quotidiano o del fine settimana.

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