Sul petto il tatuaggio di Jordan
Era la sua prova d’amore per la pallacanestro. L’ultima foto con le scarpe nuove
ORISTANO. Sopra il cuore che l’ha tradito c’è un tatuaggio. È un altro cuore, rosso, cinto da una corona di spine, sormontato da due stelle e dall’immagine di Michael Jordan che tiene in alto il pallone mentre vola in quella sua posa stilizzata per andare a schiacciare dopo aver saltato dalla lunetta. Luca Porru aveva voluto quell’immagine che doveva essere quasi un marchio sulla sua pelle. Era la pelle ferita di un ragazzo che a diciotto anni scopre di non poter più coltivare il suo sogno.
Giocava nell’Azzurra Basket, dove aveva concluso i campionati giovanili e dove aveva conosciuto la gioia di calcare il campo con la prima squadra che allora militava nella C regionale. Poi erano arrivati i primi problemi riscontrati durante le visite mediche. Dopo una prima sospensione dall’attività agonistica aveva ottenuto di nuovo il via libera dai medici. Era tornato in campo, più felice che mai, ma tre anni fa, era arrivato un nuovo stop e con esso, dopo accertamenti più approfonditi, anche la brutta notizia. È terribile per un ragazzo di diciotto anni sentirsi dire che non può più indossare la canotta, la maglia della sua squadra, ma quella era la realtà.
Probabilmente non l’aveva mai accettata e così si era preso quegli spazi che i medici gli avevano lasciato: niente attività agonistica e niente attività per tempi prolungati, ma un po’ di attività fisica sì. E allora, quel campetto, era diventato il suo regno, quello in cui poter scaricare un po’ dell’adrenalina che sale quando sei costretto a tifare dalla tribuna per i tuoi compagni di squadra.
Se la palla a spicchi è una malattia, Luca Porru ne soffriva certamente. Tutto il mondo continuava a girare attorno alla sua grande passione che non voleva perdere. Ieri mattina, come fa un ragazzo di 22 anni, ha postato la sua ultima foto su Instagram. Ci sono le scarpe nuove appena comprate, pronte per essere indossate. Ma non subito, dopo un po’ di tempo per non rovinarle immediatamente al playground. Non le aveva ai piedi ieri quando anziché volare verso il cerchio si è lasciato andare a terra di fronte al fratello e agli amici.
Tutti assieme l’hanno pianto sul luogo della tragedia, poi quando il magistrato ha autorizzato la rimozione della salma sono andati a San Giuseppe per una veglia funebre durata tantissime ore. Non hanno voluto lasciarlo solo e per rispetto verso il lutto anche i lavori agli impianti sportivi in corso in questi giorni sono stati sospesi. Un segno di grande affetto. Nessuno ha voluto sporcare di polvere il volto pulito di Luca. (e.c.)
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