Una suora truffata dal falso avvocato: addio a 4mila euro
Oristano, la religiosa è stata convinta a fare due bonifici La Squadra mobile ha denunciato il presunto responsabile
ORISTANO. Un’anziana suora di uno convento di Oristano è stata truffata da un uomo, poi denunciato dalla Squadra mobile della questura, che l’ha convinta a fare due distinti bonifici per un totale di circa 4000 euro. Questa cifra avrebbe dovuto coprire in parte un debito residuo con l’Inps attribuito a una consorella, morta qualche mese fa; in parte, avrebbe dovuto costituire l’onorario dell’avvocato intervenuto per risolvere la vicenda. Ma gli investigatori coordinati dal dirigente Dario Mongiovì, con un paziente lavoro di ricostruzione, sono riusciti a individuare e denunciare il presunto autore del raggiro. Anche se purtroppo dei soldi non c’è più traccia.
Sembra proprio che la truffa ricalchi quella attuata nella scorsa primavera in Emilia Romagna, a Faenza, non a caso ribattezzata “la truffa dei falsi funzionari Inps”. In questa direzione conducono gli accertamenti, iniziati nella scorsa primavera, quando una suora di un convento di Oristano si è presentata agli uffici della Squadra mobile per denunciare il raggiro di cui aveva capito esser rimasta vittima.
Qualche giorno prima, aveva ricevuto una telefonata da una donna che si era presentata come il direttore di un istituto di credito locale. Il (presunto) funzionario aveva informata la religiosa dell’esistenza di un debito vantato dall’Inps e attribuito a una consorella, morta tempo prima. Un debito di circa duemila euro: «Sarà presto contattata da un avvocato, noi ci possiamo vedere in banca domani alle 5 con la documentazione». Coincidenza, qualche minuto dopo la suora aveva ricevuto la telefonata dall’avvocato. Un uomo che le aveva confermato il debito e la necessità di estinguerlo, con due distinti bonifici da appoggiare su un conto preciso.
La suora, convinta di dover sanare la posizione della consorella morta, aveva eseguito le istruzioni. Bonifico attraverso l’ufficio postale, e immediata comunicazione dei codici identificativi all’avvocato. Il giorno dopo, poi, si era presentata in banca, all’appuntamento con la direttrice. Che ovviamente non esisteva: da lì, la consapevolezza di essere caduta in una trappola e la denuncia alla Squadra mobile della Questura. Le indagini hanno condotto gli investigatori fino al Piemonte, da dove sarebbero partite le telefonate. Si è appurato che l’avvocato sarebbe un pregiudicato esperto in questo genere di truffe. Per aprire il conto, si sarebbe servito di un falso documento di identità. Un conto tenuto in vita appositamente per ricevere i bonifici, incassarli grazie ai dati identificativi dei mandati di pagamento, e poi fatto sparire. Così come il denaro.
Una truffa quasi perfetta, se non fosse per qualche piccola sbavatura che comunque non è sfuggita ai poliziotti. La ricerca è andata a ritroso, confrontando anche i database e il web, alla ricerca di possibili analogie con altri casi. E così è stato: da qui, la Squadra mobile è risalita all’identità del presunto avvocato e lo ha denunciato per truffa, falso materiale e utilizzo di documento falso.
L’indagine non è conclusa. Intanto all’appello manca la direttrice della banca, ma si tratterebbe di una persona già segnalata in compagnia dell’avvocato. Certo, la buona fede della religiosa ci ha messo del suo, in questa vicenda che fa riflettere su come piccoli accorgimenti a volte eviterebbero di cascare nelle trappole di scafati truffatori. Nemmeno l’appuntamento per le 5 di pomeriggio, ora improbabile per un incontro in banca, aveva messo in allarme la suora. Diffidate gente, diffidate.
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