Riprendono gli scavi, porte aperte al museo
A San Vero parte la quarta campagna archeologica finanziata dal Comune e dalla Brown University
SAN VERO MILIS. La quarta campagna di ricerca archeologica nel territorio quest’anno, a parte alcuni brevi saggi, non prevede scavi nell’area di S’Urachi. Il team di archeologi guidati da Peter Van Dommelen della Brown University di Providence, e da Alfonso Stigliz che cura la parte scientifica, che ha condotto finora tre importanti campagne di scavi nel sito, per quattro settimane sarà impegnato nello studio e catalogazione dell’imponente quantitativo di reperti rinvenuti.
«Sì – dice Stigliz –, l’equìpe lavorerà allo studio e alla catalogazione dei reperti ceramici e dei materiali faunistici restituiti dal sito durante le tre campagne di scavi effettuate e alla preparazione di quella prevista per il 2017. Il tutto con il supporto scientifico e logistico del Comune, che ha messo a disposizione dei colleghi la struttura museale».
Un lavoro molto importante quindi, che, data la grande quantità di reperti da studiare, non poteva essere procrastinato. All’interno delle attività che gli studiosi porteranno avanti in questo periodo ci sarà spazio anche per chi è interessato a saperne di più grazie all’iniziativa denominata “Porte aperte - archeologi al lavoro”, all’interno della quale è prevista l’apertura dello spazio museale ai visitatori nelle giornate di mercoledì e sabato, rigorosamente dalle 16 alle 18.
In altri orari, e in giorni diversi da quelli stabiliti, vista la delicatezza del lavoro che stanno effettuando gli archeologi, sarà impossibile accedere all’area di studio. Il sito monumentale di S’Urachi si trova appena fuori dal centro abitato, in un’area oggetto di indagini iniziate nel 1948 e proseguita, a cadenza regolare, fino al 1979.
La struttura è quella di un nuraghe complesso costituito da una torre centrale e quattro torri laterali racchiusa all’interno di un grande antemurale dotato di dieci torri, per un totale complessivo di almeno 15 torri. Gli scavi condotti da Van Dommelen e da un’equipe di archeologi provenienti da altre prestigiose università europee, compresa quella di Cagliari, finanziati dalla Brown University e dal Comune di San Vero Milis, hanno riportato alla luce un grandissimo quantitativo di frammenti ceramici, resti di cibo, utensili di vario utilizzo, e un ingresso al nuraghe realizzato in conci di basalto squadrati.
«Il lavoro che si sta svolgendo in questi giorni – precisa Stiglitz – è molto importante proprio perché consentirà, oltre a classificare e catalogare i reperti, di saperne di più circa l’organizzazione sociale, lavorativa e abitudini di chi vi abitava migliaia di anni fa».
Piero Marongiu
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