Idea da Samugheo: impiegare i migranti nelle aziende agricole
La proposta del presidente di Fedagri, Antonio Cocco «Affidare a piccoli nuclei alcuni ettari di territorio»
SAMUGHEO. I problemi dei migranti che arrivano nei centri di accoglienza sardi riguardano tutti, e trovare una soluzione che aiuti i residenti a non percepire la loro presenza soltanto come assistenza fine a se stessa aiuterebbe sicuramente il loro processo di integrazione.
Una proposta interessante in tal senso arriva dal presidente regionale di Fedagri Antonio Cocco, il quale ritiene che il loro inserimento lavorativo nei contesti in cui vengono ospitati rappresenterebbe un supporto capace di promuovere una forma di accoglienza più dignitosa e sostenibile. «È da tempo che suggerisco alla mia organizzazione l’opportunità di promuovere col supporto delle nostre cooperative agricole, e dove non fossero presenti con quello delle amministrazioni locali, l’inserimento lavorativo di piccoli nuclei di quattro, cinque richiedenti asilo cui affidare una piccola azienda di alcuni ettari, da prendere in affitto, e coltivare ortaggi, frutteti o allevare animali i cui prodotti sarebbero destinati in parte per autoconsumo e in parte per la vendita o scambio merce tra loro stessi - dice Cocco -. La pubblica amministrazione potrebbe in tal modo ridurre i propri costi per questa emergenza a un contributo per lo start up di un anno dell’azienda e al pagamento virtuale degli oneri Inps e Inail per questa categoria speciale, contributo virtuale in quanto sarebbero ben pochi quelli che resteranno in Italia in attesa della pensione».
Secondo Cocco in questo modo nelle città principali dell’Isola rimarrebbe soltanto una presenza marginale di emigrati costituita da persone impegnate in attività lavorative.
«Nelle piccole comunità dell’interno - precisa Cocco - le cooperative stesse o le amministrazioni locali ove queste fossero assenti, potrebbero avviare uno spaccio delle produzioni agroalimentari del territorio nei quali potrebbero commercializzare i loro prodotti anche gli altri produttori locali associati. Il vantaggio di una tale proposta consiste nel risolvere un altro problema delicato della nostra economia: la bassa competitività dei prodotti del settore agropastorale con le produzioni analoghe di provenienza extraregionale e extra nazionale che lascia margini di guadagno troppo scarsi per far si che un giovane trovi attraente l’inserimento nel settore».
La Cantina sociale locale, che tempo fa aveva realizzato un’etichetta in Braille per rendere leggibile le caratteristiche del vino anche ai non vedenti, ha esaminato le problematiche che caratterizzano le piccole realtà imprenditoriali sarde, e tra le varie proposte presentate c’è anche quella di costituire uno spaccio aziendale per la commercializzazione dei prodotti del settore agroalimentare dei soci che intendono aderire al progetto. Sarà realizzato uno studio di fattibilità.
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