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Oristano

Omicidio Casula, chiesti 30 anni ma la difesa contesta le prove

di Enrico Carta
Omicidio Casula, chiesti 30 anni ma la difesa contesta le prove

Paulilatino, rito abbreviato per il delitto dell’allevatore ucciso con otto sprangate nella sua casa Ancora aperta la questione dell’utilizzabilità del rilevatore satellitare che incastra l’imputato

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PAULILATINO. È stato lui e merita trent’anni. Il pensiero del pubblico ministero Paolo De Falco è questo e la richiesta di condanna arriva al termine di una requisitoria che è molto più complessa di qualsiasi altra sin qui affrontata. Il processo per l’omicidio di Giovanni Casula si gioca su un terreno alquanto difficile, quello della procedura penale. Succede che tutte le parti in causa sanno di avere di fronte a loro l’assassino. Non c’è pericolo di sbagliarsi perché ci sono prove talmente schiaccianti che nessuno sembra più dubitare del fatto che a uccidere a sprangate l’allevatore di 69 anni sia stato Gavino Madau, allevatore di 48 anni.

Sul processo per il delitto commesso il 31 ottobre 2014 incombe però un aspetto che va oltre la giurisprudenza, chiamando in causa anche questioni morali. A risolvere il caso nel giro di pochi mesi furono infatti i carabinieri, ma la svolta la ebbero grazie all’utilizzo di un sistema di individuazione satellitare e di intercettazioni ambientali che non sarebbero più dovute essere in funzione.

Gavino Madau era stato infatti indagato anche per l’omicidio dell’altro compaesano, Serafino Angelo Vidili. Il delitto fu commesso la notte di San Silvestro del 2011 e tuttora non ha un colpevole. Sembrano due storie lontane, invece sono unite a doppio filo perché durante la prima indagine i carabinieri piazzano sull’auto diGavino Madau una microspia e un sistema di individuazione satellitare della posizione dell’auto. È così che riescono a ricostruirne i movimenti senza però venire a capo del primo omicidio. Intanto l’autorizzazione alle intercettazioni e all’utilizzo del gps scade nel marzo del 2013, un anno e sette mesi prima dell’omicidio di Giovanni Casula. Ma c’è un problema: nessuno era riuscito a rimuovere il rilevatore dall’auto di Gavino Madau che aveva continuato a essere una persona “spiata” pur non dovendo esserlo.

Questo fu decisivo per arrivare a scoprire la verità sul secondo delitto e per portare in carcere l’allevatore che ora attende la sentenza e, nel frattempo, anche il pronunciamento della Cassazione sulla questione dell’inutilizzabilità del gps. Per il pubblico ministero Paolo De Falco quanto rilevato dal sistema satellitare non è però cancellabile con un colpo di diritto penale. Per l’accusa, l’impossibilità di togliere l’apparecchiatura dall’auto avrebbe determinato la validità di quanto poi utilizzato per chiudere l’altra inchiesta.

Non è una decisione semplice, tanto che gli avvocati difensori Marcello Sequi e Gian Luigi Mastio hanno ancora una volta ribadito che, qualora passasse questa linea giuridica, chiunque potrebbe essere intercettato legittimamente e costantemente. È una questione che va oltre i codici di procedura ed è su questa che ancora di dibatterà il 21 settembre, data del rinvio in cui alle repliche seguirà la sentenza del giudice Annie Cecile Pinello.

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