Un’unità speciale al Santa Maria Bambina
C’è il sì dell’assessore Arru a una struttura per il trattamento di stati vegetativi e di minima coscienza
ORISTANO. L’Istituto di Riabilitazione Santa Maria Bambina potrebbe diventare “Unità per stati vegetativi e di minima coscienza”. C’è un assenso di massima da parte della Regione, a quanto riferisce una nota dell’istituto che rivela i contenuti di un incontro al quale hanno preso parte l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, il capo di Gabinetto, Gianni Salis, per il Santa Maria Bambina il presidente, don Gianfranco Murru, il direttore generale, Franco Mariano Mulas, e il direttore Sanitario, Tomas Dore, oltre, ovviamente, all’arcivescovo Ignazio Sanna.
L’Istituto, che assiste da tempo, nella riabilitazione intensiva, pazienti in coma, in stato vegetativo e di minima coscienza clinicamente stabilizzati, ha chiesto il formale riconoscimento e l’emanazione di una direttiva alle Asl per un utilizzo appropriato dell’Unità. «L’assessore Arru ha condiviso la proposta - si legge nella nota - . Si attende ora la delibera della Giunta Regionale».
In merito alle altre richieste avanzate dall’Istituto e da tempo in attesa di accreditamento (Riabilitazione cardiologica ambulatoriale, Specialistica ambulatoriale, Centro diurno per Alzheimer). l’assessore Arru ha assicurato che in tempi brevi si arriverà alla conclusione delle procedure di accreditamento.
«Questo tipo di assistenza - scriveva già all’inizio di giungo la direzione del Centro in una lettera all’assessorato regionale alla Sanità - si colloca, nel continuum delle fasi cliniche previste nelle Linee di indirizzo nazionali, nella fase successiva a quella intensiva e subintensiva ospedaliera e precede quella della cronicità».
L’unità per cui si richiede l’accreditamento «si candida - secondo il centro Santa Maria Bambina - a svolgere la funzione di Centro di Riferimento Regionale, previsto dalle Linee guida nazionali».
Nei casi più gravi, «in un ulteriore tentativo di recupero di coscienza, prima della classificazione dello stato vegetativo persistente e il conseguente avvio alle strutture del territorio deputate alla cronicità, è necessario, in coerenza con le Linee guida nazionali, prevedere una degenza appropriata di circa 12 mesi per le Gravi Cerebrolesioni acquisite di origine traumatica e di circa 6 mesi per le Gravi Cerebrolesioni acquisite di origine non traumatica».
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