Scioglimento del Consiglio domani giorno della verità
La maggioranza saprà dalla Regione quanto tempo avrà per ricompattarsi Il sindaco Tendas dovrà provare a convincere gli ex alleati a rientrare nei ranghi
ORISTANO. I tempi della politica dicono che domani sarà per il consiglio comunale del capoluogo il giorno della verità. Per domani è attesa la diffida da parte dell’assessorato regionale agli Enti locali, dopo la mancata approvazione della delibera sull’assestamento e sulla verifica degli equilibri di bilancio. Oggi, è l’ultimo giorno utile che la legge individua per l’approvazione del provvedimento. Visto che, come era prevedibile, la delibera non è tornata in aula, si apre lo scenario efficacemente descritto dal segretario generale Mele nella seduta di venerdì sera: si attende la censura della Regione con l’indicazione del termine entro il quale adempiere all’approvazione. Trascorso il termine, porte aperte al commissario ad acta (per approvare il riequilibrio di bilancio), e via alla procedura di scioglimento del Consiglio.
Il disequilibrio vero, il sindaco Tendas, lo ha all’interno di quella che era la sua maggioranza. Ribaltati i rapporti di forza, il bollettino parla di 13 contro 12. Questi numeri, al contrario, erano gli stessi che avevano portato all’approvazione del bilancio, un mese fa. Ma si camminava sui carboni ardenti. Ora il primo cittadino fa i conti con i nodi che i suoi ex alleati gli hanno via via contestato. La mancanza di collegialità, lo scarso coinvolgimento nelle decisioni su questioni importanti (Consorzio industriale, termodinamico). Anche il feeling con il partito che lo ha espresso, il Pd, non è dei migliori. Il segretario cittadino del Pd, Alessio Mandis, ha accusato il sindaco di non aver affatto dialogato con il partito. E non che i precedenti segretari siano stati più teneri con Tendas, accusato, nei quattro anni e due mesi al vertice della città, di totale sordità rispetto al partito.
E così lo scenario più possibile è che la città si trovi a che fare con il suo terzo commissario, da quando è entrata in vigore l’elezione diretta del sindaco. In dirittura d’arrivo, a scadenza di mandato quasi arrivata. Guido Tendas non ha nessuna intenzione di dimettersi: come se confidasse nella possibilità di recuperare i quattro suoi ex alleati. Mariangela Massenti, Giampaolo Lilliu, Stefano Mureddu e Marco Piras. Esponenti della coalizione che lo hanno lasciato tra le polemiche. Stefano Mureddu ha presieduto la Commissione consiliare al Bilancio, salvo dimettersi prima che il documento contabile arrivasse in aula, e votargli contro. E se il sindaco non intende dimettersi, c’è da chiedersi quale sia la strategia per uscire dal tunnel nel quale lo hanno cacciato i numeri. Cosa farà per convincere i dissidenti a rientrare nei ranghi. Anche loro, con il voto e soprattutto con le loro dichiarazioni, hanno preso una forte posizione dalla quale sembra difficile tornare indietro. A meno che. D’altronde la politica è l’arte del possibile.
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