L’ultima lettera pastorale dell’arcivescovo
Il 7 ottobre undicesima missiva ai fedeli. «I laici vivano a tempo pieno la loro esperienza di cristiani»
ORISTANO. Sembra mutuato dal job act di scuola renziana il titolo della nuova lettera pastorale “A tempo indeterminato” che l'arcivescovo consegnerà pubblicherà il prossimo 7 ottobre in occasione dell'apertura del convegno ecclesiale diocesano. Monsignor Ignazio Sanna vuole un cristiano in ogni momento della sua vita.
Sarà l'ennesimo appello del presule – il primo risale al suo arrivo il 25 giugno di dieci anni fa – alla pari dignità, alla corresponsabilità, tra preti e laici pur nella diversità dei carismi e dei ministeri. Il documento - l'undicesima “lettera” dell'arcivescovo alla diocesi – potrebbe essere il vero testamento pastorale di monsignor Ignazio Sanna che il 20 febbraio prossimo, tra sei mesi, al compimento del settancinquesimo anno , presenterà le dimissioni a papa Francesco. «Sarà un invito – scrive l'alto prelato nell'ultimo numero dell'Arborense, il settimanale diocesano – ai fedeli laici a vivere e operare da cristiani a tempo pieno, nonché a dedicare all'annuncio e alla missione tutto se stessi e non solo il proprio tempo libero». Fino a qualche decennio fa quando il clero era numeroso e i sacerdoti erano presenti – anche due per parrocchia – l'impegno dei laici poteva essere anche a tempo determinato. Ora che più di venti paesi della diocesi non hanno un parroco residente, che un terzo del clero è formato da sacerdoti anziani, pensionati o in non buone condizioni fisiche, «si chiede ai fedeli laici un impegno non occasionale ma a tempo indeterminato». Ai fedeli che gli chiedevano un parroco stabile qualche tempo fa monsignor Sanna ha risposto con una battuta. «Non posso ordinare i sacerdoti dal catalogo».
Per i prossimi 20/30 anni non sarà più possibile garantire il rapporto di uno a uno, ossia un sacerdote per ciascuna delle 85 parrocchie della diocesi. «Sempre più saranno necessari accorpamenti e unioni», scrive l'arcivescovo oristanese, che in questa carenza vocazionale vede l'opportunità per realizzare quella rivoluzione auspicata dal Concilio Vaticano II. «In buona sostanza si chiede – scrive Sanna – che il fedele laico passi da un regime di collaborazione passiva, nel quale è un esecutore delle decisioni del clero, a un regime di corresponsabilità attiva, in cui è protagonista e responsabile delle scelte per il bene della comunità».
Lo sdoganamento dei laici dipende soprattutto dai preti. Se gli uomini in talare risponderanno tempestivamente all'appello di monsignor Sanna
– convinti della fine del monopolio pastorale – le condizioni per la corresponsabilità ci sono nella diocesi arborense. Alcuni anni fa, infatti, quasi la metà degli oristanesi laici intervistati si dichiarava favorevole alla riduzione del potere gerarchico e a dare più spazio alla collegialità e alla partecipazione democratica nella Chiesa.(m.g.)
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