La Nuova Sardegna

Oristano

Camera di commercio in agonia

di Michela Cuccu
Camera di commercio in agonia

La chiusura è slittata a giugno dell’anno prossimo ma ormai l’attività è ridotta ai minimi termini

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ORISTANO. Il destino, quello della perdita dell’autonomia con l’accorpamento ad altre sedi, è ormai segnato da almeno due anni, da quando cioè a Roma si iniziò a parlare di riforma della pubblica amministrazione. Eppure, per sapere esattamente che ne sarà della Camera di Commercio bisognerà attendere almeno sino alla metà del prossimo anno. Secondo le previsioni e i calcoli dei tecnici, infatti, a giugno del 2017 si conosceranno i contenuti della proposta di riordino territoriale che l’Unioncamere nazionale dovrà presentare secondo quanto stabilisce il Decreto delegato appena approvato a Roma.

Non è questo un elemento secondario se, come fa notare Enrico Massidda, segretario generale della Camera di Oristano «si chiede finalmente ai territori il parere sulla riforma». Insomma, per almeno nove mesi la Camera di Commercio continuerà ad essere come la conosciamo, con sportelli e uffici e strutture funzionanti e priva, come stabilito dal Governo ormai dal 2014, della possibilità di svolgere attività di promozione, che per la realtà economica locale era l’attività più importante. Senza contare lo stop a progetti pluriennali, anche questo arrivato da Roma, come quello, ambizioso, di realizzare un centro servizi a Santa Giusta.

«Va però aggiunto che grazie a quelle risorse, non più utilizzabili per tali progetti, in questi anni abbiamo potuto continuare a gestire la struttura e, non ultimo, pagare regolarmente gli stipendi del personale che per altri enti, ad esempio le Province, non è stato possibile». Già, perché come sempre accade, il problema principale è rappresentato dai tagli delle risorse. Infatti, la Camera di Commercio di Oristano ha dovuto letteralmente fare i conti con il taglio, del 50 per cento, delle risorse provenienti dal “Diritto annuale”, tassa che ogni impresa singola e non versa all’ente e che assicurava una certa autonomia finanziaria.

Qualche numero serve a capire meglio. A Oristano sono circa 15mila le imprese individuali iscritte. Ciascuna, fino al 2014, versava alla Camera un’imposta di 88 euro, che nel corso degli anni si è ridotta al 60 per cento e che nel prossimo anno sarà dimezzata. «Sia chiaro – dice ancora Enrico Massidda – quelle risorse non erano comunque sufficienti a garantire l’autonomia della struttura che usufruiva dei finanziamenti dell’Unioncamere nazionale». Sono ancora i numeri ad aver segnato il destino della Camera oristanese. Anche secondo il Decreto recentemente approvato, sono troppo poche 15mila imprese per consentire all’ente di proseguire ad esistere autonomamente. Destino che Oristano condivide con altre strutture analoghe.

Confermando il contenuti della Legge Madia, anche il Ddl prevede che in futuro saranno solo 60 e comunque, fa notare ancora Enrico Massidda, almeno una per Regione. In Sardegna c’è già chi prevede che alla fine tutte le attuali strutture saranno accorpate a Cagliari. Eppure c’é chi conti alla mano, sostiene che la Sardegna di Camere di Commercio nei potrebbe avere due: una a Cagliari e l’altra a Sassari.

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