La Nuova Sardegna

Oristano

L’epopea dei Baschi rossi giornata di ricordi a Bosa

di Alessandro Farina

Il raduno dei veterani del Nucleo eliportato Carabinieri della Sardegna Il generale Siazzu e quel gruppo di 70 uomini addestrati ad Abbasanta

2 MINUTI DI LETTURA





BOSA. La cittadina bagnata dal Temo è stata scelta quest’anno per ospitare il raduno dei veterani del Nucleo eliportato Carabinieri della Sardegna. Chiamati “Falchi di Barbagia” negli anni ’60 e ’70, diventeranno poi i “Baschi Rossi” dell’Arma. All’evento di ieri hanno partecipato il comandante della Legione Sardegna, Vincenzo Bono, il comandante provinciale di Nuoro, colonnello Saverio Ceglie, il capitano Giuseppe Pischedda della compagnia di Macomer, il comandante della locale stazione luogotenente, Gavino Graziano, e autorità civili e militari. E c’erano, soprattutto, molti tra carabinieri e sottufficiali che dal 1968 operarono alle dipendenze dell’allora tenente Gianfrancesco Siazzu, l’uomo che di fatto fondò e guidò il nucleo eliportato di circa 70 uomini suddivisi in 8 squadriglie nei primi cruciali anni di formazione e servizio tra le impervie campagne del nuorese, per poi assumere ruoli sempre di primo piano, fino a diventare comandante generale dell’Arma.

«Il nostro compito in anni molto difficili per la presenza di latitanti e per il fenomeno dei sequestri di persona, era quello di controllare aree impervie spesso irraggiungibili per le normali squadriglie di terra. Un lavoro professionale prestato con una continuità di servizio eccezionale», ricorda Gianfrancesco Siazzu.

Quattro anni che diventano: «il periodo più bello della mia vita militare» sottolinea il generale oggi a riposo. Anni intensi, non privi di fatica e rischi: «Si usciva all’alba in elicottero per rientrare ad Abbasanta a sera tarda, dopo ore di non agevoli spostamenti o appostamenti, magari in campagnola quando per il maltempo i velivoli non potevano decollare».

Tra gli episodi di maggiore impatto, anche emotivo ricorda il generale, la cattura il 2 giugno 1971 dell’allora latitante Giuseppe Càmpana, già sfuggito ad un precedente arresto dopo un conflitto a fuoco. Uno fra gli episodi raccontati dal luogotenente Mario Petrini insieme al giornalista Sergio Atzeni, con prefazione del generale Siazzu, in un volume ricco di notizie e scatti fotografici edito nel 2011 dopo tre anni di lavoro e ricerca.

«Quella di Abbasanta fu un’esperienza professionale e umana eccezionale» afferma Petrini, allora diciannovenne, il più giovane fra quelli arrivati ad Abbasanta nel 1968. «Eravamo tutti amici, sentimento rimasto vivo nel tempo anche grazie ai raduni voluti proprio dal generale Siazzu, quando tornò in Sardegna da comandante di Legione».

Ricordi che ieri hanno fatto nuovamente capolino a Bosa, nel corso del raduno che ha permesso ai partecipanti di visitare la città del Temo e le sue attrattive dopo la messa celebrata nell’antica cattedrale di San Pietro, ma soprattutto di ritrovarsi ancora una volta tutti insieme.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative