La Nuova Sardegna

Oristano

I pescatori dicono basta: «Chiudere Capo Frasca»

di Francesco G. Pinna
I pescatori dicono basta: «Chiudere Capo Frasca»

La protesta delle marinerie oristanesi contro i vincoli imposti dalla Difesa «Gli indennizzi non bastano: restituiteci la possibilità di lavorare nel nostro mare»

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ORISTANO. Dieci o 15 anni fa, se glieli avessero dati, i pescatori della marineria di Oristano forse si sarebbero accontentati degli indennizzi. Oggi gli indennizzi non bastano più, perchè i pescatori, stanchi di promesse che non sono mai state mantenute, hanno alzato la posta e chiedono molto di più.

«Vogliamo che ci restituiscano il nostro mare libero da vincoli e limitazioni, perché quel pezzo di mare davanti a Capo Frasca, sul quale non possiamo neanche transitare con le nostre barche, ci serve per poter continuare a lavorare e vogliamo che ce lo restituiscano bonificato da bombe e missili», hanno detto senza mezzi termini i loro rappresentanti annunciando (nel corso di una conferenza stampa alla quale assieme ai giornalisti si sono presentati anche due poliziotti della Digos) la proclamazione dello stato di massima agitazione e l’avvio di «proteste e azioni di disturbo volte a impedire il regolare svolgimento delle esercitazioni».

Non è un caso, infatti, se le manifestazioni di protesta e disturbo scatteranno martedì prossimo 4 ottobre proprio in coincidenza con la ripresa delle esercitazioni di tiro dopo la pausa estiva.

La protesta si muoverà su due fronti. A mare con i pescherecci che stazioneranno a ridosso del limite di tre miglia oltre il quale non possono avventurarsi pena il sequestro delle attrezzature. Poi a terra, di certo sul ponte di Marceddì e forse anche davanti all’ingresso del poligono, se le condizioni di ordine pubblico lo consentiranno. Molto dipenderà anche dalle condizioni meteomarine.

«In ogni caso sarà una protesta pacifica che non andrà oltre I confini della legalità», hanno assicurato chiedendo il sostegno e la partecipazione din tutti I cittadini. Intanto, i pescatori della marineria di Oristano, hanno già al loro fianco le amministrazioni comunali di tutti i Comuni costieri interessati, compreso quello di Oristano.

A parlare in loro nome, ieri infatti assieme ai dirigenti di FederCopesca Raffaele Manca, di Legacoop Gabriele Chessa e al presidente del Consorzio cooperative riunite Marceddì, Franco Zucca, c’erano infatti anche il vicesindaco di Arbus, Michele Schirru, il sindaco di Terralba, Pietro Paolo Piras, e seppure assente fisicamente per un incontro a Roma col ministro Franceschini, anche il sindaco di Cabras, Cristiano Carrus.

«Abbiamo aspettato anche troppo, al Tavolo di Concertazione col ministero della Difesa avevamo raggiunto un accordo per gli indennizzi in attesa della chiusura del Poligono, ma al momento della firma il ministero della Difesa è scappato con una scusa e non si è fatto più sentire» ha spiegato il vicesindaco di Arbus.

«Al tavolo il rappresentante del ministero aveva riconosciuto la legittimità della nostra richiesta, ma poi si è inspiegabilmente tirato indietro», ha confermato e ribadito il primo cittadino di Terralba.

«Tutti i pescatori oristanesi - ha concluso il rappresentante di Legacoop, Gabriele Chessa - sono determinati ad andare avanti con la protesta a oltranza fino alla cessazione completa delle attività e delle limitazioni e al nostro fianco ci sarà anche la regione Sardegna e il presidente Pigliaru».

Al termine della conferenza stampa i rappresentanti dei pescatori hanno incontrato in questura i dirigenti della Digos. Un nuovo incontro per discutere le modalità della protesta è fissato per lunedì prossimo, poco prima della manifestazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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