Il museo della Planargia fa un passo avanti
Bosa, il Comune cerca un archeologo per la selezione e catalogazione dei reperti da esporre
BOSA. I responsabili del servizio competente e del procedimento hanno approvato nei giorni scorsi una determina che riguarda l’indagine esplorativa per l’affidamento diretto del servizio di «Attività propedeutiche all’allestimento del costituendo museo archeologico di Bosa e della Planargia». Un vecchio sogno quello del museo territoriale, i cui locali sono stati individuati nell’ex convento dei Cappuccini, che dovrebbe ospitare i tanti reperti archeologici rinvenuti nella valle del Temo, antico insediamento punico e romano, e in Planargia custoditi in vari siti dell’isola.
Il progetto parte nel lontano maggio 1988, quando la giunta con il parere favorevole della Soprintendenza Archeologica di Sassari decise di destinare i locali dell’ex convento costruito alla fine del 1600 a sede del Museo Archeologico di Bosa e della Planargia. Sale e ambienti sono stati quindi oggetto di numerosi interventi di recupero e adeguamento funzionale, grazie ai fondi del Por Sardegna investiti nella struttura. Ora, considerato che «Per dare impulso all’allestimento del museo si rendono necessarie alcune prestazioni professionali, di competenza dell’archeologo, da svolgere sotto la direzione scientifica del funzionario archeologo responsabile di zona della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Sassari, Olbia-Tempio e Nuoro», arriva quindi una nuova decisione amministrativa.
Si traduce in un piccolo passo in avanti nel lungo iter che sta accompagnando la futura nascita del museo. Prestazioni professionali che si traducono nella selezione e nella classificazione scientifica dei reperti destinati a far parte delle collezioni archeologiche del museo già di proprietà o in possesso dell’ente locale oppure frutto di recuperi occasionali o campagne di scavo terrestre o subacqueo.
È il caso della revisione e dell’aggiornamento degli inventari informatizzati secondo gli standard in uso presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con realizzazione, ove necessario, della documentazione fotografica dei reperti. Nasce quindi la necessità di individuare un operatore a cui affidare l’incarico professionale con la formula dell’affidamento diretto, emerge tra le righe della determina, considerando che l’importo preventivato è di poco superiore ai 3.900 euro. Il Comune avvierà un’indagine comparativa tra due operatori economici con qualifica di archeologo iscritti nei registri professionali, e con somme che saranno reperite nel bilancio 2016. (al.fa.)
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