La Nuova Sardegna

Oristano

La facciata di Santa Chiara perforata da grossi chiodi

di Michela Cuccu
La facciata di Santa Chiara perforata da grossi chiodi

Sono stati utilizzati per piazzare le affissioni che indicano la Porta Santa La chiesa è edificata in pietra arenaria non certo famosa per la sua consistenza

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ORISTANO. Arrivano i tasselli, come chiodi su una croce virtuale alla quale viene inchiodata la facciata della chiesa di Santa Chiara. Monumento storico della città, se ce n’è uno, è oggetto della campagna di comunicazione legata all’anno giubilare e all’istituzione delle Porte Sante. Pur non essendo parrocchia, visto che ospita il monastero delle monache di clausura, la chiesa è stata comunque individuata dalla Diocesi Arborense tra quelle in cui sono presenti le Porte della Misericordia. L’inaugurazione è stata fatta ad agosto e contemporaneamente ad essa sono stati affissi due grossi manifesti che comunicano ai fedeli l’evento.

Un po’ distrattamente tutti li hanno notati, ma più passano i giorni e più di cose da notare ce ne sono altre. Quelle due grandi affissioni hanno avuto bisogno di tasselli – tra i quindici e i venti – per essere apposte sulla facciata principale della chiesa, una a fianco e una sopra il portone d’ingresso. Il problema è che quello non è un muro di una casa qualsiasi, ma quello di un bene culturale preziosissimo che, a suo modo, è un unicum in Sardegna e possiede un valore storico e identitario fortissimo visto che è uno dei simboli dell’epopea giudicale.

Oltre al primo problema ce n’è un secondo che forse non è stato valutato a dovere: la facciata della chiesa è fatta di blocchi in pietra arenaria che, in quanto tale, è molto friabile. Significa che quelle ferite coi tasselli e coi chiodi sono destinate a rimanere e per quanto possano sembrare dei piccoli e quasi invisibli graffi che certo non metteono a rischio l’integrità del bene architettonico, destano comunque perplessità che diventano ancora maggiori proprio per il tipo di materiale con cui la chiesa fu edificata. L’arenaria non è certo la pietra più resistente del mondo e quei blocchi hanno già il peso del tempo che avanza, per quanto l’attenzione sulla chiesa e sulle condizioni del monastero sia sempre molto alta.

La domanda che ci si pone è: «Cosa Succederà quando i tasselli e i chiodi verranno rimossi? Resteranno i buchi per quanto possano essere di dimensioni ridotte?» La preoccupazione esiste, ma forse chi ha ordinato di procedere in quella maniera ha già la soluzione in tasca, ben sapendo che il complesso ha un valore artistico e religioso straordinario e che fu edificato nel 1343 ad opera di Pietro III di Arborea. Quella chiesa porta ancora sui suoi pavimenti i passi ideali di Mariano IV di Arborea e delle sue figlie Eleonora e Beatrice. La storia di Oristano.

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