Meno metri cubi e golf, la Ivi è a un passo dal sì

Il parere della Regione spalanca le porte alla Valutazione d’Impatto Ambientale Si passa da un’edificazione di 95mila metri cubi a 75mila con seicento posti letto

ORISTANO. Ivi Petrolifera, penultimo atto. Il sipario sulla lunga vicenda potrebbe calare a breve e per chi ha scelto di investire a Torregrande – enti pubblici e aziende private in un’insolita alleanza – il lieto fine sembra dietro l’angolo. A dicembre i tecnici esamineranno infatti lo studio definitivo, ma la strada appare ormai in discesa. Là dove si era ad esempio schiantata la Saras col suo progetto Eleonora, la Ivi è riuscita a fare un passo in avanti. Lo ha fatto con qualche modifica rispetto all’obiettivo massimo che gli investitori si erano prefissati, ma in fondo il Piano B non è dispiaciuto nemmeno a loro stessi. Anzi, è sembrato che, come avviene per certe trattative, si sia sparato alto per poi ottenere quel che comunque accontenta tutti.

La riunione delle scorse settimane di fronte al Servizio regionale per la Sostenibilità ambientale e valutazione impatti (Savi), alla quale hanno partecipato tutti i soggetti pubblici interessati e ovviamente il privato, si è chiusa con il via libera condizionata a qualche prescrizione superabile e non condizionante sull’intero progetto turistico e immobiliare. Questo fatto consente alla Ivi Petrolifera di andare avanti e affrontare l’ultimo scoglio. Mentre è in corso l’obbligatoria e preventiva bonifica dei terreni in cui un tempo si lavoravano prodotti chimici e petroliferi, si preparano quindi le carte per l’ultimo giudizio, quello sulla Valutazione di Impatto Ambientale, la temutissima Via posta a salvaguardia dell’ambiente.

La soluzione che i tecnici e i funzionari si ritroveranno di fronte sarà quindi quella meno impattante delle due in ballo. Ad esporla è stato l’architetto Aron Murgia, capogruppo responsabile dell’intero progetto della Ivi Petrolifera, azienda che da tempo ha trasferito i suoi interessi nel campo del petrolio nella zona del porto industriale di Santa Giusta, ma che rimane in possesso dell’area di 63 ettari di Torregrande che un tempo ospitava gli impianti. È su quella superficie che, dopo varianti urbanistiche, dopo contrasti anche accesi con gli oppositori, dopo modifiche al progetto, nascerà quella che da molti è definita come la speranza per il turismo locale.

E allora, in che modo la parte sud di Torregrande cambierà il suo volto se dovesse arrivare anche l’ultimo via libera? Rispetto a quanto inizialmente previsto, le volumetrie per l’albergo e il residence saranno inferiori: si passa da 95mila a 75mila. Di questi metri cubi, 60mila saranno riservati all’investimento turistico, mentre gli altri 15mila saranno occupati dall’edilizia residenziale prevista nell’accordo. I posti letto saranno 600 e per la maggior parte sono concentrati nei due alberghi che hanno però un unico corpo di fabbrica, soluzione che consentirà un risparmio di superficie che fa il paio con quello per i campi da golf che passano da un’ipotesi iniziale di 24 ettari a quella definitiva di 20 ettari, ovviamente considerando solo lo spazio riservato al green che sarà comunque affiancato dall’ampia superficie alberata che non dovrebbe subire modifiche visto che l’abbattimento delle piante dovrebbe essere accompagnato dalla piantumazione di altre in una zona differente.

La riduzione degli spazi da dedicare al golf avrà benefici anche sullo sfruttamento delle risorse idriche perché si riduce il fabbisogno per l’irrigazione. A ogni buon conto, l’acqua utilizzata sarà quella della borgata di Torregrande, depurata con un trattamento fitosanitario all’avanguardia ed ecocompatibile imposto da Abbanoa.

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