Inferno a Sant’Anna, tre dipendenti Enel rischiano il processo

Marrubiu, chiusa l’indagine per il rogo del luglio 2014 Per la procura le fiamme partirono da un sezionatore

MARRUBIU. Sant’Anna, luglio 2015: un inferno. Fuoco e cenere dopo le scintille partite, secondo la perizia, da un sezionatore della linea elettrica dell’Enel. Per la procura è incendio colposo, così come lo era stato sin dall’inizio dell’inchiesta, quando cioè si era intuito che nessuna mano criminale aveva appiccato le fiamme che avevano appena devastato campagne e aziende della borgata di Sant’Anna di Marrubiu e nei territori comunali di Arborea e Santa Giusta. Il pubblico ministero Rossella Spano ha concluso la prima parte del suo lavoro e gli avvisi di fine indagine sono arrivati ai recapiti di tre delle cinque persone inizialmente finite sotto inchiesta.

Sono il mogorese Enrico Onnis, 54 anni, Carlo Spigarolo, comasco di 55 anni, e Silvio Ruggiero, cagliaritano di 50 anni. Quest’ultimo è il responsabile della zona di Oristano per l’Enel, mentre i primi due sono rispettivamente il responsabile dell’unità operativa che non avrebbe agito tempestivamente nonostante le segnalazioni di malfunzionamento del sezionatore e il responsabile della distribuzione territoriale dell’energia elettrica per l’intera Sardegna.

Escono invece dall’inchiesta Ubaldo Falchi e Francesco Meneghella per i quali non sono stati riscontrati elementi che dimostrassero la loro colpa o il mancato intervento che avrebbe poi originato l’incendio. Per loro si attende la valutazione del giudice per le indagini preliminari in merito alla richiesta di archiviazione.

Ben più delicata e complicata è invece la posizione delle tre persone che rimangono sotto inchiesta e per le quali potrebbe arrivare la richiesta di rinvio a giudizio non appena scadranno i termini di tre settimane concessi alla difesa, affidata all’avvocato Pier Luigi Concas il quale potrà produrre documentazione e svolgere indagini in favore dei suoi assistiti in questo spazio di tempo. Per la procura i dubbi sono ormai pari a zero: dal sezionatore si sprigionarono le scintille che andarono poi a devastare 792 ettari. Il fuoco divorò pascoli, macchia mediterranea, zone boschive e attività private. Ben quattordici sono i privati che si sono costituiti parte civile assistiti dall’avvocato Gianfranco Sollai. Accanto a loro ci sarà il Comune tutelato invece dall’avvocato Cecilia Fa’.

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