La Nuova Sardegna

Oristano

Cantiere sul cavalcaferrovia, il sindaco ordina a Rfi la bonifica

di Simonetta Selloni
Cantiere sul cavalcaferrovia, il sindaco ordina a Rfi la bonifica

A Simaxis ordinanza per la rimozione dei rifiuti speciali pericolosi a Feurredda: c’è anche l’amianto Coinvolto il Comune di Oristano, una parte della struttura si trova nei terreni del capoluogo

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SIMAXIS. Si complica la vicenda legata all’interruzione dei lavori per la realizzazione del cavalcaferrovia lungo la tratta Cagliari-Golfo Aranci. Il sindaco di Simaxis, Giacomo Obinu, ha firmato un’ordinanza con la quale impone a Rete Ferroviaria Italiana, proprietaria del cantiere e committente dell’opera, la “rimozione e lo smaltimento dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi e dei rifiuti urbani”, individuati durante il sopralluogo del 7 settembre scorso nell’area di Feurredda. Anche il Comune di Oristano potrebbe trovarsi nella condizione di emettere un’ordinanza analoga: il cantiere si trova in parte sui terreni del capoluogo. L’ordinanza arriva dopo lo stop ai lavori, per i quali Rfi ha avviato la risoluzione del contratto con la ditta esecutrice, la Cidieffe di Colico, per ritardi; dopo che la Cidieffe ha interessato la Procura della Repubblica, e ottenuto dal Tribunale di Cagliari un accertamento tecnico preventivo sullo stato di consistenza dei lavori e soprattutto sui materiali emersi nei fronti di scavo e nei terreni di sbancamento. Una quantità e una qualità tale di rifiuti – anche amianto – ben diversa da terre e rocce di scavo. Questa era la tipologia di materiali la cui presenza Rfi aveva evidenziato alla Cidieffe, ma la realtà si è finora dimostrata ben diversa. Al punto che la Cidieffe, già nell’aprile del 2015, aveva chiesto una variante che ne tenesse conto e che Rfi non ha mai fatto.

Ora, l’ordinanza del sindaco di Simaxis mette nero su bianco la presenza di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Lo aveva scritto la Cidieffe nell’esposto inviato anche al Noe dei carabinieri, Asl, Ufficio del lavoro. Ma a questa denuncia ha fatto seguito un assordante silenzio da parte di Rfi e della Asl. Silenzio anche dopo il ritrovamento dell’amianto: unica risposta, la risoluzione del contratto, dopo che Cidieffe aveva bloccato i lavori in autotutela. Se si eccettua il Comune di Simaxis, nessuno (tranne la Cidieffe) ha finora ammesso formalmente quello che è davanti agli occhi di tutti. E cioè che quel cavalcaferrovia poggia su una vecchia discarica, mai controllata. E mai bonificata. Il fronte interessato dai rifiuti (plastica, copertoni, parti di auto, oltre che pezzi di amianto) raggiungerebbe una profondità di 20 metri dal piano campagna. Ora, dopo gli accertamenti qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di dire che tutti quei materiali possono restare lì. O se invece sia indispensabile la bonifica, come richiede la legge e impone l’ordinanza del Comune di Simaxis. Ancora, non è chiaro quanto profonda debba essere la bonifica: limitata a uno, due, tre o venti metri? La risposta a queste domande apre un altro fronte: quanto costerà farla?

Ora, tirando le prime somme: il cantiere è bloccato, l’opera sembra destinata a diventare un’incompiuta, i costi della bonifica si prospettano rilevantissimi. E si è solo all’inizio di una vicenda sempre più intricata. Tra burocrazia e silenzi.

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