Una cartella Ici oppone Simaxis alla Cao
La Coop contesta accertamento del Comune da 6mila euro: caso davanti alla Commissione tributaria
SIMAXIS. Alla fine sarà la Commissione tributaria a dire se quella cartella Ici da seimila euro fosse veramente dovuta dalla Cao Formaggi al Comune di Simaxis. Alla Commissione si è rivolta la Cooperativa, dopo aver ricevuto la contestazione dal Comune relativa al 2009. L’accertamento, da parte dell’Ufficio tributi, risale al 2013 e riguarda gli edifici nelle campagne di Sant’Elena, dove si trova anche una porcilaia. Secondo il Comune l’accatastamento di quei locali non sarebbe stato corretto; e nonostante la legge consentisse al destinatario dell’accertamento la possibiltà di regolarizzare i termini e sanare la posizione, la Cao non lo avrebbe fatto nei nei termini imposti dalla legge, cioè entro il 2012. «Abbiamo contattato l’azienda e sollecitato più volte il pagamento, quindi siamo stati costretti a notificare l’ingiunzione», ha sottolineato Giacomo Obinu, sindaco di Simaxis. Il Comune ha incaricato l’assessore al Bilancio Nicola Cherchi (che ricopre anche l’incarico di responsabile dell’Ufficio tributi) a rappresentarlo davanti alla Commissione tributaria.
Diametralmente opposta la posizione della Cao, che si è rivolta alla Commissione. Intanto, ha anche già pagato la cartella: «Si è reso necessario farlo perchè avere quella pendenza ci avrebbe escluso da altri benefici», ha detto il responsabile amministrativo della coopeativa, Giampaolo Steri. La Cao ritiene di non dover pagare quella somma, in quanto la porciliaia è un fabbricato strumentale all’esercizio di attività complementari in agricoltura. È vero che l’accatastamento la pone in una classificazione dove dovrebbe essere applicata una tariffa più alta, ma, sempre secondo Steri, «c’è giurisprudenza costante e anche una recente sentenza della Cassazione che stabilscono, al di là delle classificazioni formali, che si debba tenere conto dell’utilizzo che si fa della struttura al centro dell’accertamento». Dalla Cao ricordano che una analoga situazione si presentò con il Comune di Oristano, nel cui territorio ricade il caseificio. «In quel caso la somma versata era di gran lunga superiore, circa 16mila euro. Non ci fu bisogno di ricorrere alla Commissione, l’interlocuzione con gli uffici sanò la situazione e quei denari ci vennero restituiti».
Con il Comune di Simaxis le cose marciano su un percorso più formale. La pronuncia della Commissione è importante, anche perchè, dopo l’Ici 2009, sono pronte le cartelle per gli anni successivi. Che la Cao ritiene di non dover pagare.
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