«Non barattiamo la nostra salute» Paulilatino dice no alla discarica

Affollata assemblea sulla possibilità di stoccare rifiuti speciali non pericolosi (e amianto) a Su Frassu Non sono bastate le garanzie del consulente degli investitori. «Preferiamo puntare sull’ambiente»

PAULILATINO. I paulesi non sono disposti a barattare la loro salute e il futuro dei figli con una discarica. L’ipotesi di conferire i rifiuti speciali non pericolosi nella vecchia cava di Su Frassu è tramontata l’altra sera fra le mura dell’ex Isola, dove la quasi totalità delle oltre 200 persone presenti si è pronunciata per il no. Un aut aut intimato anche dal sindaco Domenico Gallus, che ha dichiarato di non essere stato convinto: «Se queste sono le premesse è chiaro che l’eventualità non può essere accettata», ha commentato.

Il messaggio è stato subito recepito dal consulente incaricato di fare da filtro tra la società proponente, gli amministratori e i cittadini. «Personalmente ritengo non ci siano i presupposti per andare avanti», ha affermato Aldo Mazzola, che ha specificato di rappresentare una cordata di imprenditori sardi ma non ne ha voluto svelare né ragione o denominazione sociale, né sede legale.

Ad aprire la discussione è stato il sindaco chiarendo la natura della riunione. «Siamo qui per capire le intenzioni di chi ha fatto la proposta: sarei pronto a dimettermi se il Consiglio votasse a favore e io non fossi persuaso». Gallus ha poi voluto mettere a tacere i sospetti che lo vedrebbero favorire un conoscente, l’ex gestore della cava. «Sono sempre stato sul suo libro paga ma non prenderò tangenti per questa cosa», ha ironizzato.

Il confronto ha preso una piega molto chiara con l’intervento di Gianpaolo Lilliu, che ha infiammato la platea. Il presidente degli Ex esposti amianto è stato interrotto dagli applausi.

«Parlo in merito al 2,5% di amianto che dovrebbe essere conferito: se mi si chiede se tutto questo venga fatto nel rispetto della legge rispondo di sì, ma mi domando se morire rispettando la legge conviene». Lilliu ha poi bollato come anacronistiche le discariche di eternit. «Eppure esistono impianti d’inertizzazione che da problema trasformano l’amianto in risorsa. Ma il business è nel conferimento».

L’esponente di minoranza Carmen Madau e l’ex vicesindaco Gianfranca Piredda hanno incalzato il portavoce della società con domande sulla tipologia dei rifiuti, sulle metodologie di gestione e sui sistemi di sicurezza. Mazzola ha chiarito che sarebbero conferiti gli scarti di lavorazione delle attività produttive del Centro Sardegna: fanghi di potabilizzazione, materiali di risulta, rifiuti prodotti dai caseifici e derivanti da attività di bonifica. «Il post mortem della discarica dura 30 anni ma quando questa viene chiusa non rimane a cielo aperto. La coltivazione sarà fatta per piccoli lotti, impermeabilizzati a rigor di legge», ha assicurato.

Le sue risposte, però, non hanno convinto i paulesi. «Io dico no perché una responsabilità per 30 anni non me la prenderei nei confronti dei giovani», ha detto l’allevatore Pietro Nurchis, proprietario dei pascoli confinanti con il sito.

«Quattro discariche sono sufficienti per soddisfare il fabbisogno dell’isola, aprirne una qui sarebbe un disastro», ha detto Antonio Mellai. «Perché ci si ostina a parlare ancora di discariche di amianto se siamo avanti anni luce con gli inertizzatori?», ha sbottato Giacomo Oppo.

«Credere agli industriali è ingenuo: una volta fatta la discarica ci entrerà di tutto», ha avvertito l’ex sindacalista Francesco Pirrera.

«Con la mondezza si fanno soldi a palate, ma il futuro dei nostri figli passa dalla valorizzazione del territorio, ha rilevato l’ex sindaco Serafino Madau.

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