LA POLITICA E LO STILE PERDUTO
di ROBERTO PETRETTO Scordatevi gli intrighi politici alla House of cards: a Palazzo degli Scolopi si usano armi forse meno subdole, ma anche meno raffinate. Lo scontro in aula e fuori dall’aula...
di ROBERTO PETRETTO
Scordatevi gli intrighi politici alla House of cards: a Palazzo degli Scolopi si usano armi forse meno subdole, ma anche meno raffinate. Lo scontro in aula e fuori dall’aula prevede l’uso della clava più che quello del fioretto, e i quattro evangelisti che vigilano sull’aula devono ringraziare il fatto di essere di pietra per non rabbrividire di fronte a cotanto spettacolo. Da queste parti non c’è un Frank Underwood, o almeno non all’apparenza. Sarà un bene o un male per la collettività? A seguire (per lavoro e non per diletto) le sedute di consiglio comunale verrebbe da pensare che lo stile sia più ispirato ai social network che alla misura e allo stile della buona politica. Sulla sostanza delle cose fatte giudicheranno gli elettori, ma sarebbe bene dare un’occhiata anche alle cose dette e al modo in cui vengono dette.
È un tempo di veleni e di sospetti. Alimentati e amplificati nel calderone della rete, dove tutto è possibile, dove l’insulto è quasi sempre impunito. Un po’ di questo veleno tracima, arriva nelle aule dove si dovrebbe amministrare la cosa pubblica. Aule che dovrebbero essere austere, ma come ci insegnano spesso alcuni esempi parlamentari, a volte non lo sono. Soprattutto quando il nervosismo prende il sopravvento sul fair play, quando il calcolo politico, e accade più spesso in previsione di un appuntamento elettorale, rende lecito tutto. Ecco quindi che all’accusa di “cafonaggine” si risponde con quella di essere protagonisti di “marchette”. E in mezzo accuse e sospetti, spesso urlati da consiglieri abbigliati come per una gita di Pasquetta. Sollevare questo aspetto delle sedute di consiglio comunale per tanti è forse oggi irrilevante, fuori dal tempo e sostanzialmente inutile. Siamo all’alba di una campagna elettorale che sarà lunga, difficile e, par di capire, combattuta con tutto l’arsenale a disposizione. Comprese le ginocchiate sotto la cintura. In campagna elettorale però la cosa potrebbe persino essere tollerata, mentre nella quotidiana gestione della cosa pubblica sarebbe corroborante vedere che l’aula dove si riuniscono i rappresentanti del popolo è esente dalle risse, dai colpi bassi e dagli insulti. Ma forse è già tardi per la nostalgia di un tempo che non tornerà più: quello dello stile.
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