A Putzu Idu «i lavori non fecero danni»
SAN VERO MILIS. Fosse la Settimana Enigmistica, saremmo al gioco in cui bisogna trovare le differenze. Sicuramente, al termine della deposizione del consulente della difesa nel processo per il...
SAN VERO MILIS. Fosse la Settimana Enigmistica, saremmo al gioco in cui bisogna trovare le differenze. Sicuramente, al termine della deposizione del consulente della difesa nel processo per il presunto danno ambientale causato dai lavori allo stradello che costeggia il lungomare di Putzu Idu e Sa Salina Manna, di differenze ne sono emerse tante. A elencarle fronte al giudice monocratico Enrica Marson è stato l’ingegnere Silvio Serpi chiamato in difesa dell’ex dirigente dell’Ufficio Tecnico, Vincenzo Caria, accusato di aver eseguito i lavori procurando un danno ambientale e violando le norme paesaggistiche.
Alle domande formulate dall’avvocato Roberto Salaris, dal pubblico ministero Ivan Sanna e dallo stesso giudice, il consulente ha risposto ripercorrendo la storia della strada sterrata in cui nel 1983 vennero effettuati i primi lavori per la sistemazione della rete idrica. Successivamente furono svolti quelli per la rete fognaria, motivo per cui sono stati prodotti i progetti di allora e una ventina di foto che testimoniavano le condizioni in cui si trovava la strada.
Naturalmente la difesa punta a dimostrare che i lavori eseguiti nel 2014 non comportarono delle modifiche rispetto alla situazione originaria. L’ingegner Serpi ha spiegato che la diversa colorazione è data solamente dal tempo che trascorre dal momento in cui la terra viene apposta. La larghezza della strada era negli anni ’80 attorno ai 6 metri, ben più dei 5 ora sotto contestazione e la linea del piano stradale è la stessa dei pozzetti delle fogne. Trattandosi di terra, gli agenti atmosferici e il passaggio delle auto riporteranno tutto in breve tempo alla situazione precedente. Per Silvio Serpi non sono di cemento le strutture su cui poggiano le aiuole e le rotatorie, ma sarebbero di una miscela chiamata magrone e facilmente rimovibile senza danni ambientali. Le conclusioni sono state opposte rispetto a quelle a cui arrivarono le indagini. Resta da capire chi abbia ragione e lo si saprà nell’udienza conclusiva del 27 marzo. (e.c)
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