Porta a mare, la demolizione a cui nessuno si ribellò
ORISTANO. C’era una volta la “Porta a mare”. C’era fino ai primi anni del 1900. All’alba del Secolo breve” la “porta a mare” venne demolita: si compiva così un percorso iniziato in consiglio...
ORISTANO. C’era una volta la “Porta a mare”. C’era fino ai primi anni del 1900. All’alba del Secolo breve” la “porta a mare” venne demolita: si compiva così un percorso iniziato in consiglio comunale 24 anni prima. L’assemblea civica, con sindaco Solinas, deliberò nel maggio del 1884 quello che ai nostri occhi oggi appare come uno scempio imperdonabile.
La storia di quell’episodio che segnò il volto della città per sempre venne rievocata sulle pagine de La Nuova da Peppino Murtas in un articolo pubblicato nel dicembre del 1988. «Non c’è dubbio - scriveva il fondatore di “Quaderni Oristanesi” che la demolizione più grave e definitiva della Oristano Medioevale sia stata quella di “Porta a mare” e dei maestosi ruderi delle torri e del castello-palazzo giudicale».
La discussione sulla demolizione della “Porta a mare” non affrontò mai gli aspetti del valore storico e culturale del monumento: «Non c’è discussione se non nella spesa - raccontava Peppino Murtas dopo aver scartabellato gli atti d’archivio su quella seduta del consiglio comunale -. Tra due modi proposti per attuarla. L’avvocato Sircana propone il meno costoso che è di lire 170. Quindi l’avvocato Busachi ricorda era più “antica” la proposta di isolare la torre di San Cristoforo. Separandola, quindi, dalla chiesetta di Santa Caterina, possibilmente da eliminare, come in seguito fu fatto».
«Pare che tra le motivazioni che spinsero alle demolizioni della porta e del palazzo giudicale, siano state le pressioni dei commercianti dell’epoca - scriveva ancora Peppino Murtas -. Quei conci di arenaria e di basalto erano ottimo materiale da costruzone e facevano gola ai “palazzinari” oristanesi di fine Ottocento. Data del 29 aprile 1907, la devastazione più grande del volto di Oristano».
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