La Nuova Sardegna

Oristano

La guerra degli orari: «Pagheranno le aziende piccole»

di Roberto Petretto

Il parere di Nando Faedda, presidente di Confcommercio «Tutto consentito dalla legge: vinceranno i più forti»

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ORISTANO. Alle domeniche trascorse a fare shopping o a bighellonare per centri commerciali abbiamo fatto l’abitudine da tempo. Ai negozi aperti sino a tarda sera ci stiamo ancora facendo l’occhio. In principio furono i negozi gestiti da immigrati orientali nelle grandi città a offrire una sorta di servizio “H24”. Nelle realtà medio-piccole come Oristano il fenomeno non è mai comparso. Ma quando si muove la grande distribuzione è segno che qualcosa sta cambiando. E a rimetterci, quasi sicuramente, saranno i più piccoli.

Lo scontro tra grandi marchi degli ipermercati si sta combattendo sugli orari di apertura al pubblico: la novità che partirà domani al centro commerciale Porta Nuova potrebbe però avere conseguenze per tutto il sistema. «Non ci si può fare nulla - commenta Nando Faedda, presidente della Confcommercio e, da poco, anche presidente della Camera di commercio - . C’è una legge dello Stato che permette la liberalizzazione di aperture e chiusure. Purtroppo, aggiungo io».

Faedda ritiene che questo deregulation non sia un bene per il settore: «Tutto questo finisce per andare a discapito delle piccole aziende. Quelle grosse, che hanno molto personale, possono permettersi di organizzare delle rotazioni. Ma le piccole aziende, magari a conduzione familiare, come possono rispondere? Si dovrebbero sobbarcare un ulteriore costo. Oppure arrivare persino alla chiusura, se non sono in grado di reggere».

Il titolare del superstore Conad che si trova all’interno del centro commerciale Porta Nuova, annunciando la decisione di aprire un’ora prima (alle 8 invece che alle 9) ha detto che si tratta di «un servizio che dobbiamo ai nostri clienti» e ha bollato la linea di chi si oppone agli orari prolungati come «logica di 20 anni fa».

«È vero che questa deregulation agevola le esigenze dell’utente - ammette Nando Faedda -, ma è altrettanto vero che danneggia i piccoli. Continuando di questo passo, resteranno in piedi soltanto i grandi punti vendita. E di certo intere famiglie che potrebbero perdere il lavoro non saranno riassorbite dalla grande distribuzione».

L’associazione dei commercianti in questo senso può incidere ben poco: «Direi per nulla. Non possiamo fare proprio nulla - dice ancora Faedda -. Sulle decisioni dei singoli operatori non possiamo entrare in merito, non possiamo incidere, proprio perché tutto si svolge nell’ambito di quanto consentito da una legge dello Stato».

Gli altri operatori del centro commerciale Porta Nuova per ora resistono al tentativo dell’ipermercato allargare l’orario di apertura, beccandosi per questo il bollino di retrogradi. Ma potranno resistere a lungo in un mercato in cui la strada tracciata sembra andare in una direzione opposta? «Bisogna conciliare le esigenze di tutti - ha ammonito il presidente del Consorzio porta Nuova, Alberto Piras -. Imporre le proprie scelte agli altri non va bene».

Per ora separati in casa a Porta Nuova, in attesa di vedere l’effetto che fa.

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