La Nuova Sardegna

Oristano

Via Lepanto, una rivolta contro l’edilizia sociale

di Michela Cuccu
Via Lepanto, una rivolta contro l’edilizia sociale

Prevista la costruzione di 60 alloggi: petizione dei residenti contro il Comune «Pressione abitativa eccessiva in una zona già trascurata dall’amministrazione»

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ORISTANO. «No alle nuove costruzioni in vico Lepanto». Monta la protesta fra gli abitanti della zona contro la decisione dell’amministrazione comunale di spostare quella che un tempo si chiamava edilizia popolare.

Le persone che risiedono nella zona scelta per quello che si annuncia uno degli interventi di housing sociale fra i più imponenti della Sardegna (prevede la realizzazione di 60 nuove unità abitative in un’area che invece avrebbe dovuto ospitarne dodici), hanno presentato una petizione che chiede a sindaco, assessori e consiglieri di fermare tutto. «La scelta dell’amministrazione è poco adeguata – si legge fra le altre cose nella petizione –. L’eventuale nuovo fabbricato porterà condizioni di sovrappopolamento in un contesto che già adesso soffre della mancanza di adeguati collegamenti stradali e servizi più che mai utili».

L’area di proprietà del Comune è di 2.630 metri quadri e, soprattutto l’indice di edificabilità (Zona B del Puc) consente di tirar su ben 13mila metri cubi. Se saranno realizzati, metà dei 60 alloggi sarà destinata all’edilizia a canone concordato. Degli affitti ridotti potranno beneficiare e con diverse condizioni famiglie con reddito annuo che va da 15mila a 40mila euro.

L’altra metà delle abitazioni verrà a sua volta divisa in due. Una quota attorno al 30 per cento sarà ceduta con il patto di futura vendita. Ovvero si paga l’affitto per un determinato numero di anni e poi si ha l’obbligo di riscattare l’immobile. Rimane un 20 per cento che invece sarà destinato al mercato immobiliare classico.

Gli abitanti della zona però protestano e lamentano la poca attenzione fino ad ora riposta verso il quartiere. «In termini di sicurezza e igiene già da tempo possiamo reclamare lo stato di abbandono in cuoi versa la zona, in particolare i giardini sono del tutto trascurati», scrivono.

Una condizione di incuria che, sempre secondo i firmatari della petizione, rende praticamente impossibili anche i momenti di socializzazione fra gli abitanti del vicinato. «Gli anziani – si legge – si muniscono di sedia e si raccolgono sul manto stradale prospiciente i giardini perché il verde pubblico è indecente e non certo sicuro in quanto percorso da automobilisti che lo utilizzano come scorciatoia da piazza sant’Efisio a via Lepanto».

Non ultimo, il problema della viabilità: «L’accesso alla zona è possibile soltanto da una strada a senso unico, difficile da percorrere sia per le automobili che per mezzi pesanti e ambulanze. Un’unica strada , in prossimità del passaggio a livello, in uno stato di abbandono che dura dal 1993».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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