Sarda Bentonite, ora è crisi cassa integrazione a partire dal 5
Santa Giusta, la comunicazione alle Rsu ieri mattina: i lavoratori da oggi attueranno 4 ore di sciopero Arcai (Femca Cisl) e Cabitza (Filctem Cgil): primo passo verso un disimpegno, la Regione intervenga
SANTA GIUSTA. Venti di crisi alla Sarda Bentonite di Santa Giusta: la multinazionale svizzera Clariant, proprietaria dell’impianto, ha annunciato ai sindacati che dal 5 dicembre prossimo i 18 dipendenti saranno messi in cassa integrazione. Le procedure erano state avviate nei giorni scorsi, con le comunicazioni alle organizzazioni sindacali durante un incontro all’Associazione degli industriali. Ieri mattina, le Rsu sono state formalmente informate della fase esecutiva di quanto annunciato, a far data dal 5 dicembre.
Immediata la reazione dei sindacati, Sebastiano Arcai, Femca Cisl, e Gianmario Cabitza, Filctem Cgil, respingono questa ipotesi e denunciano un «preoccupante disimpegno, iniziato con i tagli ai mezzi e ai materiali, mentre ora si sta passando al personale». I lavoratori già da oggi attueranno uno sciopero di quattro ore per turno. E della vicenda è stato interessato l’assessore regionale all’Industria, Maria Grazia Piras.
«Non c’è un piano aziendale, quel che sta accadendo è il frutto di una cattiva gestione degli impianti e dello stabilimento», accusano Arcai e Cabitza. La Sarda Bentonite, che comunque non è in stato di crisi, è l’evoluzione di una delle prime imprese che si sono insediate nel porto industriale: a suo tempo si chiamava Mineraria Chimica Sarda, quindi alcuni passaggi e poi l’acquisizione da parte della multinazionale Clariant, che di recente ha dismesso lo stabilimento nel Sulcis ma ha investito nel sassarese, a Olmedo, dove ha acquisito la cava di S’Aliderru.
Perchè cattiva gestione? Secondo Cabitza, «l’affidamento delle manutenzioni a una ditta esterna è stato il primo errore. Inizialmente il personale delle manutenzioni è stato spostato alle conduzioni, quindi delle manutenzioni si dato incarico a una cooperativa. Siamo consapevoli del calo delle commesse, ma in questi periodi di diminuzione del lavoro si sarebbero potute compiere le manutenzioni, affidandole ai dipendenti. E invece si è preferito esternalizzare e ora ricorrere alla cassa integrazione». La preoccupazione di Arcai è che si sia «all’inizio di un disimpegno progressivo, come avvenuto nel Sulcis. La Clariant non è in perdita, ma intende tagliare i costi e lo fa sulle risorse umane. Ci viene anche detto che il costo del lavoro è eccessivo, come gli oneri derivanti dalla contrattazione di secondo livello. A questi, si aggiungo i costi del trasporto della materia prima da S’Aliderru a Santa Giusta: la bentonite arriva su gomma, un costo di un milione e mezzo di euro l’anno».
Sergio Capuzzi, responsabile delle risorse umane della Clariant per ora preferisce non commentare. L’Oristanese fa i conti con lo spauracchio di una nuova crisi e di altri posti di lavoro in bilico.
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