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Oristano

la denuncia

«La Chiesa è accogliente, ma qui lo fa solo a parole»

«La Chiesa è accogliente, ma qui lo fa solo a parole»

ORISTANO. «Ho chiesto aiuto a tutti i parroci di Oristano, ma nessuno mi ha dato disponibilità. Tanto che fra mille difficoltà adesso mi trovo io a dare ospitalità, in casa mia. E lo faccio gratis....

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ORISTANO. «Ho chiesto aiuto a tutti i parroci di Oristano, ma nessuno mi ha dato disponibilità. Tanto che fra mille difficoltà adesso mi trovo io a dare ospitalità, in casa mia. E lo faccio gratis. Vorrei capire quando e come anche la Chiesa oristanese attuerà in concreto l’accoglienza».

Le parole di Giuseppina Concas hanno l’effetto di un fulmine a ciel sereno. Chiede di intervenire per prima al breve dibattito seguito al convegno organizzato dalla Caritas e lascia basiti i relatori.

Un’accusa pesante la sua, che desta comprensibile imbarazzo. Subito arriva la replica, diplomatica dell’arcivescovo «probabilmente ha parlato con le persone sbagliate, nel senso che l’accoglienza anche nelle parrocchie va organizzata. Mi telefoni, insieme troveremo una soluzione».

Di certo Giuseppina Concas, l’altra sera si è tolta molto più che un sassolino dalla scarpa. Quando racconta la sua esperienza si capisce subito che quella che sta percorrendo non è una strada spianata. Tutto ha inizio a marzo, quando, un suo studente (lei insegna al Cpa, Centro che tiene i corsi di alfabetizzazione per gli immigrati) non ha più un posto dove stare. Lui, spiega l’insegnanate, si chiama Abdoulaye, ha 24 anni. Dal Mali, è arrivato in Italia su un barcone partito dalla Libia. Attende che gli venga accordata la protezione umanitaria, ma la prima istanza è stata respinta e ora è in attesa del ricorso in appello fissato per il 2 dicembre. Nel frattempo ha perduto il diritto ad essere ospitato nelle strutture di accoglienza che ha una durata. «Per due mesi il giovane è stato accolto nel dormitorio di via sant’Efisio, poi, è dovuto andar via – racconta Giuseppina Concas – ma nella struttura del Plus il tempo di permanenza è limitato e quando ho saputo che rischiava di dover dormire per strada mi sono rivolta alla Chiesa. Purtroppo senza risultati: tutti i parroci con motivi diversi, mi hanno dato risposte negative. Così adesso il giovane è a casa mia. Gli ho comprato un letto, un materasso. Per vestirlo mi ha aiutato la Caritas ma tutto il resto l’ho fatto a mie spese». Nel frattempo altri due giovani, Nigeriani, sono stati accolti in casa dell’insegnante.

«Uno di loro si era fratturato una gamba e una volta dimesso dall’ospedale aveva necessità di assistenza. Anche l’altro ragazzo era in dormitorio: non avendo posto dove stare, temporaneamente sta da me. Questa situazione, che vi assicuro, non è affatto semplice, non può durare in eterno, nel senso che non posso tenerli sempre a casa mia. Qualcuno, le istituzioni, mi dia una mano. Domani – conclude – chiamerò l’arcivescovo». (m.c.)

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