Il bagno inaccessibile del Comune
Un algherese accusa: «Mi hanno detto che il municipio non è un luogo pubblico»
ORISTANO. Il municipio dovrebbe essere, per antonomasia, la “casa dei cittadini”. Anche se a volte c’è qualcuno che non la considera così. Le leggi sulla trasparenza, però, oggi mettono in mano ai cittadini delle armi che consentono, quantomeno, di evidenziare una protesta.
È accaduto così che un signore proveniente da Alghero, che nei giorni scorsi si è recato in Comune a Oristano per ottenere la carta d’identità, si sia sentito rispondere da un dipendente che “il Comune non è un luogo pubblico”.
Cosa è accaduto? Il signore algherese lo spiega in una “segnalazione/reclamo su disservizio”. Un modulo prestampato, a disposizione degli utenti, dove lo spazio bianco può essere riempito con i dettagli della lamentela che si vuole presentare all’amministrazione.
Tutto parte da un’esigenza fisiologica che si manifesta proprio quando l’utente si trova negli uffici comunali per cercare di ottenere la carta d’identità. È lo stesso firmatario del reclamo a raccontare l’episodio: «Mi trovavo in Comune per accompagnare un mio parente per ottenere la carta d’identità. Ho avuto necessità di utilizzare i servizi igienici del piano terra che però mi sono stati negati da una dipendente».
Quello che però ha fatto infuriare l’utente non è stato tanto l’atto in sé, ma la motivazione del diniego all’uso dei bagni: «La dipendente ha asserito più volte che “il Comune non è un luogo pubblico” e che “non è aperto al pubblico nel pomeriggio”».
Più della rabbia poté lo stupore: il signore algherese, ha cercato di replicare: «Ho domandato altre due volte se il Comune non fosse un luogo pubblico, ripetendolo a voce alta più per me, basito da quello che avevo udito».
La cosa non ha ovviamente rasserenato gli animi, anzi: «L’impiegata ha ribadito quanto da lei sostenuto in precedenza: assurdo».
Il signore, insieme alla persona che aveva accompagnato al Comune di Oristano per il rilascio della carta d’identità, ha dovuto fare ricorso a altre strutture, fuori dal Comune. Ma le considerazioni finali scritte nel reclamo pongono comunque un dubbio: «Il luogo deputato a svolgere servizio per i cittadini che non è dei cittadini: vergogna».
Forse una maggiore disponibilità avrebbe evitato disagi e una protesta formale: in fin dei conti è vero che la casa municipale è la casa dei cittadini, anche se non necessariamente un bagno pubblico. È probabilmente mancata una certa elasticità, che a maggior ragione poteva essere esercitata nei confronti di persone che arrivavano da così lontano.
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