Maltrattamenti, assoluzione in appello
ALES. Un anno e quattro mesi di condanna diventano un’assoluzione. Una differenza non da poco per chi si ritrova innocente al termine del processo di appello. G.F., 50 anni, era finito in manette e...
ALES. Un anno e quattro mesi di condanna diventano un’assoluzione. Una differenza non da poco per chi si ritrova innocente al termine del processo di appello. G.F., 50 anni, era finito in manette e subito dopo di fronte al giudice per il processo per direttissima. Tutto era nato la sera prima conclusa con la denuncia della moglie che aveva segnalato ai carabinieri l’ennesimo episodio di maltrattamenti in famiglia. Il 12 febbraio scorso, sentite le urla, i vicini di casa avevano chiamato le forze dell’ordine. La moglie di G.F. aveva spiegato loro di aver subito già in passato percosse, ingiurie e persino minacce con il marito che brandiva una motosega accesa. Tutto credibile per il giudice di primo grado e così era arrivata la condanna.
Il processo d’appello ha però raccontato un’altra verità. I giudici della prima sezione, hanno ritenuto valide le tesi dell’avvocato difensore Salvatore Madau che, nella sua richiesta di assoluzione, era stato preceduto anche dal procuratore generale. Secondo la difesa la deposizione della moglie lasciava aperta la porta a molti dubbi: la diagnosi medica non corrispondeva ai danni lamentati. Pur in presenza di altri episodi di violenza all’interno delle mura domestiche non c’era la volontà vessatoria continua che è il presupposto per contestare il reato di maltrattamenti in famiglia e così è arrivata l’assoluzione. (e.c.)
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