Milano, botte in asilo patteggia la complice di un oristanese
ORISTANO. Ha patteggiato una pena di 2 anni e 9 mesi di reclusione, davanti al Gup di Milano, Valerio Natale, la coordinatrice dell’asilo privato Baby World Bicocca, arrestata a luglio insieme al...
ORISTANO. Ha patteggiato una pena di 2 anni e 9 mesi di reclusione, davanti al Gup di Milano, Valerio Natale, la coordinatrice dell’asilo privato Baby World Bicocca, arrestata a luglio insieme al proprietario della struttura, l’oristanese Enrico Piroddi. Milena Cerasa era accusata di lesioni e maltrattamenti ai danni di 14 bimbi. Il patteggiamento ha suscitato le proteste e l’opposizione alla decisione del giudice dei genitori di sei bambini che sarebbero stati maltrattati e che quindi sono parti lese nel procedimento. In seguito al patteggiamento i difensori della maestra, gli avvocati Jacopo Pensa e Paola Boccardi, chiederanno nei prossimi giorni la revoca al gup degli arresti domiciliari e poi, per scontare la pena inflitta, una volta dichiarata definitiva, l’affidamento in prova ai servizi sociali.
Enrico Piroddi, invece, non ha patteggiato, ma ha scelto di essere giudicato con rito ordinario. L’udienza preliminare deve essere ancora fissata. Anche lui è accusato di lesioni e maltrattamenti dei bimbi iscritti in quell’asilo alla periferia Nord della città che, dal luglio scorso e chiuso e sotto sequestro.
In uno dei passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano Stefania Pepe, sono documentati tre mesi di maltrattamenti nei confronti delle piccole vittime, tutte di età compresa fra i dieci mesi e i tre anni. Nel marzo scorso, si legge nel provvedimento, un bambino è stato addirittura legato alla sua piccola sdraio e rinchiuso, da solo e al buio, nel bagno dell'asilo. In una intercettazione telefonica si sente Milena Cerasa che parla con Enrico Piroddi e ammette di aver colpito una bambina «in testa, e non in faccia». E al titolare che le aveva detto che la piccola aveva «dei segni rossi sulla faccia», lei aveva replicato: «Metti un po’ di cremina, ditele (probabilmente alla mamma, ndc) che mentre giocava si è fatta male, che ne so».
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