La Nuova Sardegna

Oristano

L’integrazione si fa con lo sport

Parte dal centro di Sa Rodia il progetto di Figc, Regione e Cagliari calcio

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ORISTANO. “Diamo un calcio all’intolleranza”, è lo slogan coniato dalla Presidenza del consiglio regionale per il progetto che coinuga integrazione e sport. L’iniziativa, organizzata dalla Regione in collaborazione con la Figc, la società Cagliari Calcio e l’Associazione ex rossoblù, è stata presentata ieri mattina nel Centro federale di Sa Rodia. Coinvolti tutti i centri di accoglienza dei migranti della Sardegna e le associazioni calcistiche presenti nell’isola. Il progetto, unico nel suo genere a livello nazionale, dopo Oristano farà tappa a Sassari e a Cagliari. L’incontro di ieri ha coinvolto 80 giovani ospitati nei centri situati nella provincia di Cagliari, che sono scesi in campo sotto la direzione di due ex Rossoblu, Giuseppe Tomasini, indimenticato protagonista dello storico scudetto del Cagliari, e Pino Bellini. Presenti anche altri due ex giocatori del Cagliari: Adriano Reginato e Cesare Poli.

Diretti da arbitri ufficiali, sono scesi in campo ragazzi provenienti da 18 nazioni diverse, per dare vita a un torneo avvincente, che ha mostrato anche qualche individualità interessante, prontamente annotata dai tecnici presenti. «Il Cagliari Calcio - ha detto Mario Beretta -, con il presidente Tommaso Giulini, si sta interessando da diverso tempo dei ragazzi che arrivano in Sardegna a bordo dei barconi. Uno di essi, Rauf, appena sedicenne, originario del Togo, che si trovava in qualità di rifugiato nel centro di accoglienza di Capoterra, lo abbiamo tesserato e adesso sta con noi».

Per una situazione, come quella di Rauf, si è trovata la soluzione rispetto al tesseramento, per molti altri la strada si presenta irta di difficoltà. «Stiamo lavorando proprio per risolvere il problema dei tesseramenti di questi ragazzi - ha spiegato Gianni Cadoni -. Gli ostacoli sono dovuti alla difficoltà obiettiva circa l’accertamento dell’identità. Spesso sono i profughi stessi a non voler rilasciare le proprie generalità, altre volte dichiarano un’età diversa da quella reale».

Amadou Saho, 29enne originario del Gambia, di etnia Mandinka, è arrivato nell’isola nel 2012: «Sono partito dal mio paese a causa della situazione politica che vedeva la mia etnia ad altissimo rischio a causa delle persecuzioni del dittatore al potere. Qui mi sono integrato bene, studio e gioco a calcio con una squadra di amatori di Serbariu. Al mio paese ho lasciato genitori e amici, spero di tornare quando la situazione si sarà normalizzata».

Piero Marongiu

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