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Oristano

Paziente morto, medico patteggia

Paziente morto, medico patteggia

Il caso Cenedese: 8 mesi al primario di Chirurgia della clinica. In aula il 16 gennaio

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ORISTANO. Otto mesi patteggiati e un risarcimento ancora da definire, ma ormai inevitabile. È il primo passo del procedimento contro una serie di medici che ebbero in cura Massimo Cenedese, il paziente di 43 anni di Terralba sottoposto a un intervento chirurgico – non necessario, secondo quanto sostenuto dal pubblico ministero Andrea Chelo – in seguito al quale andò incontro alla morte. A scegliere la via più breve è stato il primario di Chirurgia della casa di cura Madonna del Rimedio, il dottor Angelino Gadeddu, il cui bisturi causò quella lesione all’intestino poi non più individuata dai medici che portò al decesso del paziente dopo pochi giorni di atroci sofferenze.

Il verdetto del giudice per le udienze preliminari Elisa Marras non sarà l’ultimo, perché in aula, con le stesse accuse di omicidio colposo causato da un errore medico, tornerà il 16 gennaio anche un’altra serie di medici. Sono tutti coloro che ebbero modo di visitare il paziente nelle fasi successive all’operazione chirurgica di asportazione di un polipo avvenuta il 4 febbraio 2015. Per due di loro il procedimento dovrebbe proseguire con il rito abbreviato. Sarà secco per il dottor Roberto Pisanu, assistituo dall’avvocato Agostinangelo Marras. Era in servizio alla guardia medica a cui si rivolse Massimo Cenedese quando ancora era ricoverato nella clinica di via Giotto. L’altra richiesta di rito abbreviato, ma condizionato all’audizione di un testimone, è stata avanzata dall’avvocato Marcello Sequi che assiste la dottoressa Giuliana Casula. Sull’ultimo degli indagati, la chirurga Monica Perra, assistita dall’avvocato Leonardo Filippi che ne ha chiesto il proscioglimento, pende invece la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero. Anche questa decisione verrà presa il 16 gennaio.

E di fronte al giudice ancora una volta ci saranno i familiari della vittima, che si sono costituiti parte civile assistiti dagli avvocati Luigi Concas e Luca Ferrini. Attendono quella giustizia che, per ora, ha camminato spedita. Sulla base della perizia, il pubblico ministero Andrea Chelo è certo che l’errore medico ci fu e fu compiuto in tre momenti successivi. Il primo è legato alla decisione di effettuare l’intervento che, per l’accusa, poteva non essere necessario. Il secondo fu figlio dell’errore commesso durante l’operazione chirurgica che provocò il taglio di una parte dell’intestino. Il terzo si ebbe nel momento in cui in tanti sottovalutarono il decorso post operatorio e classificarono il paziente come «lamentoso». Probabilmente una verifica con la strumentazione tecnica gli avrebbe salvato la vita, ma quella verifica non ci fu mai. (e.c.)

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